Il 30 giugno si è riunito il coordinamento regionale di Lavoro Società della Cgil Veneto, con la partecipazione del compagno Giacinto Botti che ha concluso i lavori. E’ stato un confronto utile e importante che, a partire da un quadro di riferimento internazionale e nazionale, si è focalizzato sulle priorità e le prospettive dell’azione sindacale in questa fase.

Un quadro condizionato da scontri e conflitti di potere per il controllo economico e delle materie prime, che generano guerre in tante regioni del mondo; la diffusione di totalitarismi; l’incremento dei fenomeni di terrorismo; la dimensione straordinaria dei profughi e dei migranti. Un insieme di fattori causati e accompagnati ovunque da una redistribuzione sempre più iniqua della ricchezza, e dall’intollerabile aumento della povertà.
Continuano a prevalere le politiche liberiste a base di vincoli finanziari e austerità, con effetti devastanti di regressione dei diritti sociali e del lavoro: si va dalla riduzione del welfare pubblico alla mercificazione dei beni comuni, dei servizi pubblici, dell’istruzione. Fino alla svalorizzazione, precarizzazione e abbassamento delle tutele del lavoro, con una contestuale riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione.

Sono queste le principali cause del distacco dalle istituzioni e dalla politica: un distacco che favorisce e alimenta il riemergere di sentimenti e posizioni antieuropeiste, dei nazionalismi, del populismo, di forme intollerabili di razzismo e xenofobia. Una strategia politica e culturale che sposta i conflitti e le contraddizioni tra le diverse regioni del mondo, tra le diverse religioni, tra autoctoni e immigrati, tra vecchi e giovani, tra lavoratori stabili e precari. Con un’incapacità del movimento sindacale, in Europa e in Italia, a ricondurle sul terreno del rapporto finanza/produzione, capitale/lavoro, a ridare speranza in un modello socio-economico alternativo, più equo, solidale e sostenibile.

Sono politiche liberiste, sostenute nel nostro paese da una strategia mediatica di semplificazione e mistificazione. Da un attacco pesante alla rappresentanza sociale, alla funzione di rappresentanza generale e di contrattazione collettiva del sindacato. Da un assetto politico-istituzionale distante dalla centralità, dalla dignità e dal valore del lavoro.

In questo quadro, la Cgil ha scelto di continuare e rafforzare la sua iniziativa e i percorsi di mobilitazione su tre priorità: la proposta della Carta dei diritti universali e dei tre quesiti referendari; la modifica sostanziale della legge Fornero; il rilancio della contrattazione, a partire dai rinnovi contrattuali e dalla salvaguardia del Ccnl. Un filo rosso lega queste tre priorità: l’obiettivo strategico della riunificazione e della rappresentanza generale del mondo del lavoro, della tutela collettiva e inclusiva, dell’estensione universale ed esigibile dei diritti sociali e del lavoro.

Il coordinamento regionale del Veneto ha peraltro espresso alcune preoccupazioni, ed evidenziato precise esigenze sui percorsi necessari a dare continuità e sostegno adeguato agli obiettivi perseguiti. Per la Carta dei diritti è necessario continuare la raccolta delle firme anche dopo la conclusione di quella per i referendum, e proseguire e rafforzare ulteriormente nel tempo l’azione di informazione, di coinvolgimento diffuso, e di acquisizione del consenso indispensabile per condizionare il quadro politico-istituzionale e creare il retroterra per vincere la battaglia referendaria.

Sul confronto che si è aperto sul sistema previdenziale, il principale problema sta nell’indisponibilità, dichiarata fin dall’inizio dal governo, a modificare la legge Fornero, che è l’obiettivo principale e sostanziale della piattaforma unitaria. La valutazione sull’esito finale del confronto dovrà rapportarsi a questo obiettivo: non potrà essere sufficiente qualche parziale risultato, e la non condivisione dell’impianto delle scelte del governo. Nella piena consapevolezza dell’importanza di mantenere un terreno di azione unitario, la Cgil dovrà essere coerente con l’esigenza di continuità e rilancio della mobilitazione, indispensabile per non perdere di nuovo, irrimediabilmente, credibilità e consenso.

Anche per quanto riguarda il rinnovo dei Ccnl serve dare uno sbocco concreto ai percorsi di mobilitazione nei diversi settori, e ai percorsi unitari fin qui costruiti, riunificando e generalizzando la mobilitazione e le iniziative di lotta. Infine il coordinamento ritiene che si debba tradurre in azione concreta l’impegno assunto nel direttivo nazionale a promuovere la conoscenza delle valutazioni di merito negative espresse dalla Cgil sulle proposte di modifica costituzionale e di nuova legge elettorale, attraverso un’informazione di massa e momenti di confronto, per favorire una scelta partecipata e consapevole.

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