I dati Istat confermano la realtà allarmante di un paese in deflazione, ancora immerso nella crisi, che arretra sul piano economico e dell’equità sociale, con un mercato interno che ristagna, condizionato dalle fallimentari politiche liberiste. Il Pil cresce in modo irrilevante e aumentano disoccupazione giovanile e precarietà. Una parte del paese è colpito dalle conseguenze catastrofiche del terremoto; ancora una volta non frutto della fatalità ma di una certa politica corrotta, di un’imprenditoria che lucra su disgrazie e della mancanza di scelte e risorse per la prevenzione, voluta dall’articolo 9 della Costituzione. La nostra Costituzione repubblicana, sottoposta a una riforma sbagliata che ci impegniamo a respingere coerentemente con un No di merito e in autonomia. Serve un progetto di ricostruzione e sviluppo che affermi il ruolo dello Stato in economia e rilanci il lavoro. E un presidente del Consiglio che riconosca, non a parole, il valore del lavoro pubblico, sbloccando i contratti.

E’ finito il tempo dell’uomo solo al comando, dei trionfalismi e della propaganda demagogica sulla ripresa, le virtù del jobs act, dei bonus e degli sgravi all’impresa. Quelli fiscali per le assunzioni, con costi enormi per le casse pubbliche, hanno prodotto ben poco: +0,3% di contratti a tempo indeterminato e +3,1% a termine, mentre è esploso il ricorso ai voucher, nuova frontiera del lavoro nero e precario. La disoccupazione scende solo dello 0,2% da giugno, si riducono gli occupati e cresce il numero di chi non cerca più lavoro. E’ il tempo di politiche alternative come quelle indicate nel piano del lavoro della Cgil.

La nostra mobilitazione generale e di categoria deve proseguire per cambiare agenda e politiche economiche e sociali del governo, e rimettere al centro il lavoro. Servono politiche di inclusione, di contrasto alle cause di diseguaglianze e povertà; e buona occupazione, in particolare giovanile, senza la quale non c’è futuro e sviluppo per il paese. Serve un deciso contrasto a evasione ed elusione fiscale, criminalità, corruzione, lavoro nero e precario, che sono zavorra per le giovani generazioni. Occorre rinnovare i contratti e salvaguardare il Ccnl contro gli attacchi del governo e del padronato, migliorare salari e qualità del lavoro, estendere una detassazione che non si traduca in un peggioramento del welfare pubblico. Ci vuole una politica industriale e di sviluppo libera dal dominio del sistema finanziario e del mercato; la ricchezza va redistribuita tassando i grandi patrimoni e recuperando risorse per pensioni e previdenza, per il rinnovo dei contratti pubblici, per investimenti a sostegno della ripresa, e per il sistema industriale e produttivo.

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