Quando i commentatori di area Pd, come Michele Serra, hanno voluto sottolineare che “Renzi ha deciso di proporre il dibattito sul referendum costituzionale in dodici secondi, mentre l’Anpi si è presa dodici giorni per accettare la proposta”, è emersa visibilmente la differenza fra chi decide democraticamente e in maniera collegiale, e chi dà la linea all’improvviso. Magari a colpi di social network.

Come aveva fatto l’associazione che accomuna i partigiani superstiti e i loro ideali eredi, anche la Cgil ha organizzato negli ultimi mesi una consultazione che ha visto centinaia di assemblee, incontri nei territori e nei luoghi di lavoro, sulla base di un documento preparatorio di discussione sulla riforma costituzionale. “La consultazione ha consentito una presa di posizione forte e consapevole – ha tirato le somme il segretario confederale Danilo Barbi – e non ci possono essere equivoci su quanto deciso dalla nostra assemblea”.

L’assemblea composta da 332 membri, la maggioranza dei quali attivisti nei luoghi di lavoro e nelle Leghe dello Spi, ha approvato un ordine del giorno (con tre o quattro astenuti) in cui si afferma: “Ferma restando la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali, dopo questi mesi di discussione sul merito della riforma, l’Assemblea generale della Cgil invita a votare ‘No’”. Come sempre, nell’ordine del giorno è stata definita “fondamentale” la partecipazione al voto. “Tutte le strutture sono impegnate a promuoverla e favorirla fra le lavoratrici e i lavoratori – sottolinea Barbi - le pensionate e i pensionati, i giovani, i cittadini tutti”. Questa si chiama democrazia.

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