Abbiamo di fronte una grande opportunità: assumere un ruolo chiaro e decisivo per arrivare a una legge che legalizzi l’uso della cannabis e dei suoi derivati.

Sempre più spesso ci troviamo impegnati a sostenere e rilanciare il concetto di diritto. Lo abbiamo fatto, da ultimo, anche in occasione della raccolta di firme a sostegno della Carta dei diritti. Lo abbiamo fatto, storicamente, cercando di superare la divisione fra diritti sociali, politici, del lavoro e diritti civili. Serve appena ricordare la posizione della Cgil in merito al divorzio, all’aborto e, più recentemente, per i diritti delle persone glbtq. Si è faticato non poco a riconciliare i diritti a valenza collettiva, con quelli caratterizzati da una scelta e una condizione individuali.

Oggi abbiamo di fronte una grande opportunità per assumere un ruolo chiaro e decisivo, e arrivare ad una legge che legalizzi l’uso delle droghe leggere (cannabis e derivati). I motivi per cui la Cgil dovrebbe schierarsi a favore in maniera inequivocabile sono diversi e proveremo ad esplicitarli sinteticamente. Il primo – e forse più importante - concerne la libertà di scelta individuale: ciascun individuo deve essere libero di autodeterminare le proprie scelte, nel rispetto delle libertà altrui. Su questo versante, ritengo sia sufficiente recuperare la spirito laico che ha caratterizzato molte delle nostre battaglie, in una prospettiva scevra dai vincoli oscurantisti che caratterizzano una parte consistente della cultura dominante nel nostro paese. L’unico spirito in grado di collocare la riflessione su un tema così delicato e importante fuori dall’ambito della morale.

Il secondo motivo riguarda la legalità e la lotta alla criminalità organizzata e alle mafie. La Direzione nazionale antimafia (Dna) si è già espressa in modo favorevole a un provvedimento legislativo volto alla legalizzazione dell’uso e della coltivazione della cannabis, anche perché ha registrato un sostanziale fallimento delle politiche repressive, vista anche la diffusione del fenomeno. Se consideriamo che il consumo stimato di cannabis si aggira in Italia intorno ai 15-30 milioni di chili l’anno, e che il prezzo al dettaglio è di circa 10 euro al grammo, si può facilmente intuire quante risorse sarebbero sottratte alla criminalità.

Più di un commentatore autorevole si è soffermato sui vantaggi fiscali che potrebbero derivare dalla legalizzazione della canapa indiana, così come già accade in diversi paesi europei e negli Stati Uniti. Lo stesso presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone, si è espresso in modo possibilista su un processo di legalizzazione, partendo proprio da considerazioni di mero buon senso.

Un cambio di rotta verso politiche di legalizzazione consentirebbe, inoltre, di cogliere un triplice obiettivo: liberare ingenti risorse umane e finanziarie delle forze dell’ordine, per impiegarle magari nella lotta alla criminalità organizzata e non più al piccolo spacciatore; decongestionare la macchina della giustizia (anche quella amministrativa), spesso oberata da una pletora di procedimenti imposti dalle leggi vigenti; liberare le carceri da quella massa di giovani e meno giovani, spesso immigrati, coinvolti in reati minori concernenti lo spaccio delle droghe leggere, con un notevole risparmio in termini economici oltre che sociali.

In terzo luogo ci sarebbe un ritorno rilevante dal punto di vista del controllo della salute. E’ noto che, anche per il trattamento della cannabis e dei suoi derivati, è assai diffuso l’uso di sostanza chimiche nocive alla salute. Il controllo della produzione da parte dello Stato consentirebbe certamente il recupero di una dimensione sanitaria accettabile.

Quanto, in generale, agli effetti nocivi sulla salute, ritengo faccia testo l’enorme mole di letteratura che, dagli anni sessanta ad oggi, si è cimentata sul tema, con approcci scientifici rigorosi. E’ fin troppo facile far riferimento, in senso comparativo, ai danni derivanti dal fumo o dall’alcol, ma probabilmente è sempre efficace. Ad oggi non si registrano morti per uso di cannabis. Quanto ai danni sociali e sanitari derivanti da alcolismo e tabagismo, non ritengo ci sia molto da aggiungere. Aiutiamo la Cgil a scegliere con nettezza. Coltiviamo i diritti.

 

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