La Cgil rivendica un piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico. Dopo il tragico terremoto del 24 agosto, governo e istituzioni devono uscire dalla logica dell’emergenza. 

Il terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto, purtroppo, non è un evento eccezionale per il nostro paese che, per la sua particolare posizione geografica, è uno dei paesi a maggior rischio sismico del Mediterraneo. Il 68% del territorio è esposto a rischio sismico, e il 66,8% della popolazione vive in territori sismici.

All’indomani del tragico evento i sindacati confederali si sono attivati unitariamente per chiedere al governo un confronto complessivo e strutturale sul tema degli eventi naturali che consenta, per il futuro, di superare le logiche emergenziali del post evento.

La Cgil da tempo rivendica un piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico. L’ha ribadito nel piano del lavoro del 2013 e nel nuovo piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, presentato lo scorso 13 settembre. Per la Cgil, la prevenzione, la manutenzione e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare pubblico e privato, del patrimonio artistico e culturale e delle attività produttive devono essere pianificate e supportate da adeguati investimenti strutturali pubblici, svincolati dal patto di stabilità europeo, e con la creazione di occupazione qualificata.

Il progetto “Casa Italia” annunciato dal governo, se inteso come prevenzione, messa in sicurezza e riqualificazione del paese, potrebbe andare nella giusta direzione, se supportato dai necessari investimenti: non è assolutamente sufficiente, infatti, una eventuale revisione del “sisma bonus” per incentivare le ristrutturazioni private. Ma al momento purtroppo siamo solo agli annunci.

Oltre alla pianificazione della prevenzione, occorre avviare un confronto con governo e parlamento per la definizione di una legge quadro che tenga insieme prevenzione, messa in sicurezza e manutenzione del territorio, e gestione delle emergenze. La legge dovrà definire vincoli, sistemi di prevenzione, predisposizione di piani di emergenza, sistemi di allerta e monitoraggio, interventi immediatamente successivi agli eventi naturali e fasi di ricostruzione, garantendo un unico modello di intervento politico che vada dalla pianificazione alla fiscalità. La norma dovrà prevedere il coinvolgimento pieno e democratico delle popolazioni nelle scelte di programmazione, e garantire la ricostruzione nel rispetto della originale collocazione dei centri abitati, dei centri storici e dei piccoli borghi, mantenendo vive e coese le comunità, anche nelle fasi di sistemazione temporanea della popolazione. Il testo dovrà ridefinire gli usi del territorio in relazione alla sua vulnerabilità, fermando il consumo del suolo, definendo le aree a rischio in cui in cui non si può costruire, l’obbligo della mappatura dei rischi, e la demolizione degli edifici esposti a rischio elevato per evitare futuri disastri.

Altrettanto essenziale è la legge delega in materia di riforma del sistema nazionale di Protezione civile, ancora in discussione in parlamento. La delega e i successivi decreti attuativi dovranno definire un sistema di protezione civile incentrato sulla cultura della prevenzione, equilibri istituzionali, l’istituzione dei servizi essenziali di protezione civile, la garanzia di un modello solidale di prevenzione e riparazione dei danni (a carico della fiscalità generale) e la conferma della natura di servizio pubblico della Protezione civile.

Il 14 settembre a Palazzo Chigi si è aperto un confronto sul terremoto con il sottosegretario De Vincenti, il commissario alla ricostruzione Errani, il capo dipartimento Protezione civile, i presidenti delle quattro Regioni coinvolte e i sindacati. Nell’incontro sono stati esposti gli orientamenti preliminari di metodo e di indirizzo che le autorità intendono adottare, nella fase di emergenza e ricostruzione post sisma. La Cgil ha apprezzato le proposte di metodo e si è dichiarata disponibile, con le sue strutture, ad attivare immediatamente un confronto con le istituzioni regionali e locali.

Il segretario generale della Cgil ha chiesto di conoscere gli strumenti fiscali che verranno adottati, chiedendo certezza di tempi, modalità, tipologie e percorsi di restituzione. Ha sollecitato inoltre l’attivazione degli ammortizzatori sociali, con attenzione anche ai lavoratori impossibilitati a recarsi al lavoro e ai lavoratori autonomi. Ha chiesto la sospensione dei licenziamenti, e ha richiamato l’attenzione sui rischi della presenza di amianto nelle macerie.

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