Nel suo III Forum la Fisac delinea un progetto per la salvaguardia dei posti di lavoro, e una gestione pulita della finanza con la vera tutela del risparmio, come sancito dalla Costituzione. 

Si è tenuto a Roma, fra il 20 e il 22 settembre scorsi, il III Forum della Fisac Cgil, dal titolo “Oltre la crisi: lavoro, uguaglianza e politica, un futuro per il paese”. Nei tre giorni di incontri e di dibattito tra il sindacato, la politica, il governo, la Banca d’Italia, i banchieri, gli assicurativi ed Equitalia, si è tentato di tracciare la rotta, ma soprattutto la linea politica per affrontare e gestire la grande crisi del settore.

Per la Fisac si tratta di un progetto per il paese che, oltre alla salvaguardia dei posti di lavoro, faccia pulizia della malagestione della finanza, e ritrovi la fiducia dei risparmiatori con la vera tutela del risparmio, così come sancito dalla Costituzione. Il controllo sull’agire del management bancario, non così puntuale nel passato, deve essere assoluto. La crisi finanziaria è figlia anche delle spinte commerciali e della vendita di prodotti rischiosi, indotte da pressioni sulle lavoratrici e sui lavoratori bancari.

Ora c’è il rischio che la finanza speculativa individui nuovi strumenti che, in nome del risanamento dei bilanci e del rilancio delle banche, spinga al loro collocamento, rischiando di ripresentare nel tempo le difficoltà già vissute.

Il sistema creditizio, volano dell’economia, ha visto un inceppamento del proprio rapporto con le imprese: si chiudono i rubinetti della concessione del credito, si bloccano le erogazioni, si azzerano gli investimenti. Molto spesso sono le stesse imprese che designano i banchieri, figli di un capitalismo che va in corto circuito, quasi in autodistruzione. Accade che ci siano fughe dei capitali verso l’estero, e la cessione agli stranieri dell’azionariato.

Durante il Forum si è chiesto il coinvolgimento del governo che, come noto, è già intervenuto con decreti nella riforma del credito. Ma non basta: l’esecutivo deve anche assumere il ruolo di garante, come avvenuto nei decenni scorsi; la storia del paese è impregnata di salvataggi e interventi legislativi nel settore.

Le quattro nuove banche, le due popolari del Veneto, e il Monte dei Paschi, rappresentano una fetta importante del credito, e le manovre della politica si stanno intrecciando con le ristrutturazioni in corso. La Lega Nord nel Veneto, e l’esecutivo a Siena, tentano operazioni di tornaconto, con una ricerca di nuovo protagonismo politico nel settore. Il governatore veneto Zaia vorrebbe fondere Popolare Vicenza e Veneto Banca per ottenere la “banca regionale”, dimenticando che i due istituti insistono su tutto il territorio nazionale, e che l’azione comporterebbe esuberi del personale e difficoltà di credito per molte piccole e medie imprese. In Monte dei Paschi, dopo le dichiarazioni di Renzi che la politica deve star fuori dalle banche, vengono “dimessi” presidente e amministratore delegato. Le quattro “nuove banche” (Chieti, Etruria, Ferrara, Marche) sono ancora senza acquirente, con il rischio di spezzettamenti e con relativi esuberi.

La Fisac ha invocato a gran voce la clausola sociale: nessun licenziamento ma il ricorso al fondo di categoria, con permanenza degli esuberi di personale anche per periodi oltre i tre anni, ultimamente l’orizzonte temporale degli accordi di settore. Fermo il no espresso all’utilizzo della Naspi, cioè all’uso delle risorse che le banche versano nel fondo sociale per l’indennità di disoccupazione, per gestire le ristrutturazioni e gli esuberi. Deve essere mantenuto il principio di solidarietà con tutti i comparti, individuando eventualmente un utilizzo intelligente di risorse per la creazione di strumenti che portino ad una soluzione pragmatica.

Il Contratto nazionale è l’elemento fondamentale su cui tracciare il futuro del settore. In effetti anche nel nostro ambito l’attacco al Ccnl è già avvenuto: nell’appalto assicurativo, le agenzie a gestione libera delle assicurazioni, da qualche anno esiste un contratto “pirata” a cui hanno aderito molti agenti. E’ per questo motivo che vanno rinnovati subito i contratti nazionali del settore assicurativo, quello del credito cooperativo e quello delle esattorie; per poi provare ad immaginare un contratto unico del settore. Una scommessa che riprende quanto già è scritto nel documento congressuale della Cgil per la riduzione del numero dei Ccnl.

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