La finanziaria di 24,5 miliardi non dà prospettive sull’uscita dalla crisi. Le poche risorse sono distribuite a pioggia e ancora in modo consistente alle imprese, senza vincoli, con alcuni interventi anche per una parte del nostro mondo, mentre regalie strutturali sono riservate alla parte più ricca del paese, agli evasori. Una legge elettoralistica che cerca un consenso trasversale e vive alla giornata, senza affrontare i veri nodi strutturali.

Non si parte dalla riduzione del tessuto produttivo e della sua qualità, dalla disoccupazione giovanile, dalle condizioni materiali e sociali delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani. Gli ultimi dati Inps confermano i nostri giudizi critici sul jobs act: si stanno producendo ulteriori storture e ingiustizie nel mondo del lavoro dipendente. Finiti gli incentivi, le assunzioni a tempo indeterminato rispetto a gennaio-agosto 2015 diminuiscono del 33%, e del 7,8% quelle stagionali. Cancellato l’art. 18, i licenziamenti discriminatori aumentano del 28% ed esplodono i voucher, con un incremento del 36%, e il lavoro nero.

I pochi investimenti pubblici in tre anni non sono inseriti in un vero progetto di sviluppo, eludendo la funzione del pubblico nell’economia. Resta la ferita aperta della legge Fornero, anche se i sette miliardi in tre anni per la previdenza sono una risposta importante, frutto delle nostre mobilitazioni a sostegno della piattaforma, che proseguiremo. Mancano invece le risorse per i contratti del settore pubblico; le stabilizzazioni per medici e infermieri sono insufficienti; mentre sull’istruzione pubblica si prevede poco o nulla.

Le risorse sono esigue, condizionate dal debito strutturale e dai parametri imposti da Bruxelles che il governo contesta a parole. Ma non si possono rastrellare i soldi con interventi inaccettabili, come la rottamazione delle cartelle di riscossione di Equitalia: un condono di fatto che regolarizza i debiti di tutti gli evasori, e fa un regalo a chi ha accumulato fondi in nero. Un incentivo all’illegalità, nel paese con 200 miliardi di sommerso, dove ogni anno evasione ed elusione raggiungono i 100 miliardi, e dove chi paga più tasse è il lavoratore dipendente. Questa scelta incentiverà l’evasione e produrrà un buco nero nel gettito e nuovi tagli allo stato sociale. Una scelta classista, dopo che il governo Renzi ha tolto l’Imu su tutte le prime case e alzato il limite del contante: lo slogan rimane “pagare meno, pagare tutti”, mentre dovrebbe essere “pagare tutti per pagare meno”.

La redistribuzione della ricchezza, anche con la patrimoniale, e la progressività della tassazione prevista dalla Costituzione, sono questioni centrali se si vuole reperire risorse e costruire un giusto futuro per il paese.

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