Le tensioni che per alcuni minuti hanno accompagnato la manifestazione “Firenze dice No”, nei giorni della Leopolda renziana, non possono né devono far dimenticare che solo nell’ormai lontano 1977, in ben altri momenti storici, era stata vietata nel capoluogo toscano una iniziativa di piazza.

“Si va così ben oltre la previsione del TUPS, articolo18 – hanno denunciato fra i tanti i Giuristi Democratici - e si comprime un diritto di libertà, espresso negli articoli 17 e 21 della Costituzione, a protezione di una manifestazione di fatto governativa”. Le preoccupazioni di tutti coloro che hanno a cuore le regole democratiche, hanno osservato i tecnici del diritto, sono l’effetto diretto del segno repressivo e di chiusura espresso dal provvedimento.

“Oltre che da una istituzione – è stato puntualizzato - che anziché tutelare i cittadini, consentendo e proteggendo l’esercizio delle libertà fondamentali - compresa la pacifica manifestazione del dissenso, atteggiamento caratteristico di una democrazia pluralistica - protegge una manifestazione governativa dispiegando ingenti presidi di sicurezza, e confinando il dissenso in un luogo insignificante per i manifestanti”. Di fronte a una piazza blindata da centinaia di agenti in assetto antisommossa, che avevano l’ordine di servizio di chiudere i manifestanti in un ‘recinto’ dal quale era impossibile muoversi, viene da chiedersi se quelle di Firenze siano state davvero le prove generali della nuova democrazia dopo la riforma costituzionale, così come hanno annotato, assai preoccupati, i parlamentari di Sinistra Italiana.

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