Per chi studia i sistemi politici, la partecipazione del popolo italiano al referendum costituzionale è fattore in grado di scompaginare alcune presunte certezze, in primis quella di un progressivo distacco dei cittadini dal voto. Al contrario, di fronte a una scelta che avrebbe cambiato (in peggio) il patto fondamentale che regola la convivenza civile nel paese, gli italiani si sono mobilitati. “L’elettorato ha dimostrato di tenere alla Carta fondamentale – segnala sul punto Massimo Franco, notista politico del Corriere della Sera - più di partiti che per mesi hanno privilegiato uno scontro velenoso sul governo, lasciando in ombra i contenuti della riforma, quasi fossero secondari”. Il tasso di partecipazione, con più di due italiani su tre in fila disciplinatamente ai seggi, è una lezione di democrazia che valica le Alpi e attraversa l’Europa, dove sono ben poche le nazioni che possono vantare analoghi risultati di affluenza alle urne in casi similari. A ben vedere, anche questa è una vittoria della democrazia. Sempre ricordata, con i suoi diritti inalienabili e i suoi doveri, da quelle organizzazioni di massa che hanno fatto e continuano a fare la storia del paese. Realtà come la Cgil, l’Arci, la stessa rinnovata Anpi che hanno nel loro dna la partecipazione, e che nella difesa della Carta repubblicana hanno visto con soddisfazione i propri associati rispondere a quello che resta un dovere civico, quello di dare il proprio contributo alla crescita civile del paese. Con il gesto, sempre simbolicamente essenziale, di presentarsi alle urne e dare corpo alla democrazia. 

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