Il governo minoritario del Partito socialista è in carica da un anno. E’il momento di concretizzare la speranza e lottare per il cambiamento. 

In Portogallo abbiamo conosciuto e sofferto, soprattutto tra il 2011 e il 2015, l’impatto della politica dell’Unione europea, del memorandum fra la troika e il governo Psd-Cds, che hanno svolto una politica contro la Costituzione, di scontro nei confronti del mondo del lavoro, di distruzione dei servizi pubblici e degrado delle funzioni sociali dello stato, imposto la povertà a 2,7 milioni di portoghesi e la disoccupazione a più di un milione, e forzato l’emigrazione di quasi un altro mezzo milione di essi.

Nonostante una delle maggiori offensive antisociali e contro il lavoro, i lavoratori hanno fatto resistenza e le loro lotte hanno dato un contributo fondamentale alla sconfitta del governo Psd-Cds. Mentre dicevano che non c’erano alternative, abbiamo presentato proposte concrete e lottato per la realizzazione di una politica di sinistra e sovrana. Il progetto di governo Psd-Cds è stato sconfitto; la destra è stata cacciata dal potere.

Il governo minoritario del Partito Socialista è in carica da un anno. E’il momento di concretizzare la speranza e lottare per il cambiamento. Per questo, valorizziamo le misure già approvate dai partiti dell’attuale maggioranza in Parlamento (Ps, Be, Pcp, Pev) che eliminano i tagli ai salari e alle pensioni; aumentano, anche se ancora in modo insufficiente, il salario minimo nazionale; riducono l’Iva sugli alimenti; assicurano il diritto delle donne all’aborto senza pressioni nè costrizioni; e, tra le altre misure, eliminano il taglio di quattro giorni di ferie; recuperano l’orario settimanale nel pubblico impiego da 40 a 35 ore; bloccano la privatizzazione dei trasporti pubblici.

Nonostante l’enorme pressione e i ricatti da parte degli sconfitti alle elezioni, del padronato, dei “mercati” e delle istituzioni europee perchè tutto rimanesse come prima, il bilancio dello stato per il 2017 mantiene, in sostanza, il corso del recupero dei salari e delle pensioni, anche se rimane molto da fare di desiderabile e necessario per rispondere all’insieme dei problemi sociali.

In questo quadro, la confederazione sindacale Cgtp-in, indipendentemente dall’attuale quadro governativo e maggioranza parlamentare, sta intensificando le azioni di lotta dei lavoratori, chiedendo una risposta positiva alle sue rivendicazioni, insieme alla dinamizzazione della contrattazione collettiva, al rafforzamento della sindacalizzazione e una speciale attenzione alla divulgazione e valorizzazione dei risultati ottenuti.

La fase attuale esige dalla Cgtp-in e dai lavoratori una partecipazione attiva nei posti di lavoro, rivendicando migliori condizioni di lavoro e salari più alti. Un’azione combinata, sul fronte istituzionale, con la richiesta di misure da parte del governo e del Parlamento. La Cgtp-in esige una politica sovrana di sinistra che recuperi settori e imprese strategiche per lo Stato, costringa il capitale a pagare le tasse, e contemporaneamente le riduca a lavoratori e pensionati, per assicurare il finanziamento di maggiori e migliori servizi pubblici, di maggiore e migliore sanità e istruzione, e la copertura con sussidi di disoccupazione per tutti i disoccupati.

E’ il momento, una volta per tutte, di porre fine alla strage provocata dal sistema finanziario, e perchè lo Stato assuma una posizione più forte nell’economia. E’ una posizione che richiede coraggio per affrontare il problemi del paese e rispondere al programma di stabilità europeo. Dobbiamo esigere che le regole sul deficit pubblico siano subordinate alle necessità della popolazione, favorendo gli investimenti pubblici e la crescita economica. Una politica che liberi il paese dai lacci del patto di stabilità e da un debito pubblico, in parte illegittimo, che non è pagabile in toto.

Il nostro paese è arrivato ad essere bersaglio delle minacce di sanzioni da parte delle autorità europee. La Cgtp-in crede che i lavoratori e il popolo non possano continuare ad essere penalizzati dalle ulteriori richieste di austerità. Al contrario, dovrebbero essere indennizzati per le sofferenze inflitte da quattro anni di disastrose politiche della troika. La Cgtp-in esige dall’attuale governo una posizione più ferma di fronte all’Unione europea, e l’attuazione in Portogallo di misure che promuovano la crescita economica e occupazionale.

Nel nostro e negli altri paesi dell’Unione è urgente che i lavoratori e i popoli lottino per la sovranità nazionale e per un’Europa dei lavoratori e dei popoli, senza sfruttamento. Un’Europa di eguali, dove vigano la solidarietà, la coesione e la giustizia sociale.

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