Contrattazione è forse l’elemento che ha permesso di entusiasmarmi per una realtà, il sindacato, che mi era sconosciuta o quasi. Vengo da un’esperienza di lavoro in proprio, ditta individuale, dove non si hanno controparti. Credo di aver imparato in Funzione Pubblica che, qualunque sia il percorso di protesta o di richiesta delle proprie rivendicazioni e di difesa dei propri diritti, alla fine si passa giustamente dalla contrattazione.

E’ entusiasmante, perché credo che sia parecchio soddisfacente arrivare tramite scambi di idee, contrasti, visioni diverse, animate da interessi diversi, ad un risultato che è uno sforzo di democrazia, dove le persone provano a trovare un’intesa che serve per progredire e migliorare condizioni economiche, organizzare e non solo, a tutelare i diritti e le dignità, ad esercitare soprattutto un fondamentale principio che è il confronto.

Sedersi ad un tavolo di trattativa è stata per me emozionante, mi ha reso orgoglioso e arricchito, mi ha permesso di risvegliare valori assopiti: orgoglioso di poter essere utile alla costruzione di qualche cosa di collettivo, volto a certificare che attraverso la discussione si possono raggiungere obiettivi e non è quasi mai tempo sprecato.

Probabilmente, quando qualcuno la chiama arte della contrattazione, va molto vicino alla verità; trovo infatti sottile l’equilibrio che spesso divide la contrattazione da un semplice e banale “mettersi d’accordo”, dal siglare qualche comodo patto di non belligeranza, dal venire a “scambi vicendevoli” e altro…

Ma quando le intenzioni sono altre, tramite questo confronto sono state scritte pagine incancellabili di democrazia, libertà e rispetto per l’essere umano prima ancora che per il lavoratore.

Conquiste che purtroppo vengono sempre più messe a rischio da situazioni politiche e da un contesto generale che non sembra favorire più questi concetti.

Uno spunto per parlare dell’ultima sofferta ipotesi di rinnovo contrattuale dell’igiene ambientale.

Fatto salvo che l’impianto principale della salvaguardia di articoli sei-sette-otto, capisaldi sui cui abbiamo tenuto lo straordinario risultato del 95% di adesione allo sciopero, è stato centrato, e questo deve essere annoverato come un ennesimo importante conquista in barba anche al Jobs Act, non si può oltre modo negare che alcune evidenti criticità emergono.

Ho partecipato e svolto parecchie assemblee: le obiezioni pesanti trovano terreno nell’aumento delle due ore - si passa da 36 a 38 ore lavorative. Per un sindacato che non molto tempo prima aveva chiesto a gran voce l’introduzione delle 35 ore, non può non essere tema di forte autocritica e discussione interna, pur riconoscendo tempi e contesti diversi.

Sembra una direzione, questa dell’aumento di orario, che possa complicare ulteriormente il percorso dell’assunzione in un settore, quello dell’igiene ambientale, che ne avrebbe urgenza: le condizioni di lavoro e soprattutto i numeri indicano cantieri di lavoro sempre sotto organico. Aumento di orario che preoccupa anche per i futuri prossimi rinnovi contrattuali (vedi pubblico impiego).

Ho colto anche insoddisfazione sulla parte economica, ritenuta esigua e insufficiente. Dal punto di vista personale, trovo incoerente i passaggi del rinnovo contrattuale in cui si prospettano tutta una serie di argomenti da sviluppare con contrattazione di secondo livello e, subito dopo, un’importante riduzione delle ore per poter affrontare le discussioni.

Una preoccupazione che emerge dalle assemblee, che è anche un rammarico, è il fatto che non si sia riusciti nell’intento di unificare finalmente i contratti Utilitalia e Fise.

Chiaramente tengo a sottolineare che sicuramente al tavolo, lo scenario e la partita in gioco erano considerevoli e, quindi, sarebbe ingeneroso non tenere conto di queste difficoltà; perché resto convinto che chi ci ha rappresentato ha speso tutte le proprie capacità per siglare queste ipotesi di rinnovo contrattuale.

Non perdiamo la speranza e la voglia di continuare, come dicevo all’inizio, in fondo ci rimane sempre la contrattazione.

Grazie 

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