Dalla nuova legge contro il caporalato, una risposta concreta anche per i migranti di Rosarno.

Il 14 dicembre scorso, presso la Cgil nazionale, la Flai ha organizzato un seminario sulla nuova legge contro il caporalato, lo sfruttamento e il lavoro nero in agricoltura, entrata in vigore lo scorso 4 novembre. Una legge fortemente voluta dalla nostra categoria, che da anni ha promosso continue mobilitazioni per denunciare la situazione di illegalità diffusa nelle campagne italiane, documentando il fenomeno anche con la pubblicazione del “Rapporto su agromafie e caporalato”, arrivato alla terza edizione.

Il seminario è stato un utilissimo momento di approfondimento delle possibilità che la legge mette a disposizione del contrasto allo sfruttamento del lavoro, riconoscendo anche al sindacato un ruolo importante. Ma sono stati anche discussi i punti deboli della legge, perché i tanti governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio non hanno fatto altro che indebolire le politiche del lavoro (attive e passive), lasciando spazio all’intermediazione illecita di manodopera.

Erano presenti la relatrice e i relatori delle varie commissioni che al Senato e alla Camera hanno lavorato alla stesura della Legge 199. Hanno portato le ragioni per le quali il legislatore si è mosso prevedendo un potenziamento della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, ed è stato interessante confrontarsi con la presidente della cabina di regia della stessa Rete, che ha messo in evidenza i punti di difficoltà che ha l’Inps nel poter gestire le previste articolazioni territoriali della Rete.

L’impianto della legge prevede una parte penale nella quale, per la prima volta nel nostro paese, viene definito e riconosciuto il reato di sfruttamento del lavoro. Precedentemente veniva riconosciuto solo per alcune circoscritte situazioni legate alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani.

Con la Legge 199 si riscrive completamente l’articolo 603 bis del Codice penale, introdotto nel 2011 dal ministro Sacconi, che individuava solo nel caporale colui che commetteva il reato. Finalmente si riconosce anche la responsabilità dell’impresa nello sfruttamento dei lavoratori, e si configurano i casi di sfruttamento con l’intermediazione del caporale, con le aggravanti del ricatto e della violenza ma anche senza l’intermediazione, il ricatto e la violenza.

È una novità importantissima per la civiltà giuridica del lavoro, anche perché la Legge 199, per questa parte, interviene sul Codice penale, su quello di procedura penale e su altre leggi che riguardano tutto il mondo del lavoro e non solo l’agricoltura. Dei dodici articoli della Legge 199, infatti, solo l’ottavo, il nono e il decimo riguardano strettamente il settore primario.

Forse sta passando un po’ troppo sotto silenzio questa cosa e si dovrebbe organizzare in Cgil una discussione più approfondita sulle novità introdotte, perché le misure previste potranno essere importanti anche in categorie come gli edili, il trasporto, il commercio ed altre.
Ma non ci sono solo misure repressive. Le opportunità sono nella “Rete del lavoro agricolo di qualità”, alla quale si possono iscrivere le imprese che hanno le carte in regola e che applicano i Ccnl e quelli provinciali agricoli. Ma l’aspetto importante è l’attivazione delle sue articolazioni territoriali che si collegano direttamente ai Centri per l’impiego ed altri soggetti con apposite convenzioni. Non si risolve tutto con un tocco di bacchetta magica, ma si pongono delle sfide anche al sindacato e alle istituzioni, per poter mettere in campo e riattivare strumenti necessari a togliere spazio vitale al caporale e allo sfruttamento.

Infine, all’articolo 9, sono previste misure di accoglienza e di collocamento sperimentale verso quei lavoratori che svolgono attività lavorativa stagionale. Potrebbe essere il caso di Rosarno, dove nei giorni scorsi è cominciata la raccolta degli agrumi e stanno affluendo centinaia di lavoratori immigrati in cerca di lavoro. Lunedì scorso siamo stati alla tendopoli di San Ferdinando e abbiamo riscontrato un aumento delle persone tale che le tende non bastano più e il campo si sta estendendo con baracche di fortuna costruite con plastica e cartone, come al “ghetto” di Foggia. Questo potrebbe essere un primo intervento per sperimentare l’attuazione della legge. Con il freddo di questi giorni si tratta principalmente di una emergenza umanitaria. Ma, ci hanno raccontato, quest’anno la paga di piazza è di 25 euro a giornata, e quindi bisogna intervenire anche per contrastare questo stato delle cose. Il “sindacato di strada” della Flai Cgil nella Piana di Gioia Tauro ha anche questa ragione.

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