Dopo un percorso aperto e partecipato, la Cgil Puglia ha lanciato una piattaforma per lo sviluppo regionale. 

Non ci può essere sviluppo della nazione se non si argina la crisi produttiva ed occupazionale del Mezzogiorno. Un’economia che viaggia a due velocità, e il divario tra le aree territoriali che ne deriva, fa da freno alla locomotiva paese. Forte di questa convinzione, la Cgil Puglia rilancia la sua azione sindacale elaborando una propria piattaforma politico-programmatica, nel solco già tracciato dalla Cgil nazionale attraverso la proposta sullo sviluppo del Mezzogiorno-Laboratorio Sud. Il documento ripercorre in modo puntuale le criticità esistenti nella nostra regione, aggiornandone l’analisi, e individua le proposte per favorire sviluppo e occupazione, e per contrastare le povertà crescenti.

L’obiettivo è quello di provare ad invertire il saldo negativo, rispetto al 2008, confermato in Puglia da alcuni indicatori: il tasso di disoccupazione al 19,7%, per le donne al 21,8% e giovanile (under 24) al 51,3%; i giovani Neet (15-34 anni) sono 338mila; gli individui a rischio povertà il 27,9%, e le famiglie nella fascia di povertà relativa il 18,7%; il Pil pro-capite è sceso a 16.973 euro (era 17.646).

Si evidenziano nel metodo di costruzione della piattaforma almeno due elementi innovativi. Da un lato la volontà di privilegiare il coinvolgimento ampio delle strutture, attraverso un percorso attento e condiviso con le Camere del lavoro, le categorie e anche il mondo accademico. Dall’altro, la scelta della Cgil di essere parte integrante di un processo decisionale più ampio - la consapevolezza di essere una parzialità aiuta la costruzione delle alleanze - esplorando nuovi terreni di confronto e promuovendo, dove possibile, percorsi di “governance”. L’idea è di mettere assieme tutti i soggetti impegnati nello sviluppo del territorio - settore dell’istruzione, della ricerca scientifica, imprese, istituzioni, parti sociali - con l’obiettivo di lavorare ad individuare nuovi settori economico-produttivi sui quali dirottare gli investimenti, e dai quali potrebbero nascere nuove opportunità lavorative.

Nella fase interlocutoria si è ragionato sulle problematiche esistenti nella nostra regione, su come fronteggiare le vertenze in atto, ma anche sul bisogno di approfondire una riflessione sulle novità intervenute nel mercato del lavoro, a partire dalle nuove tendenze dello sviluppo dell’economia, per favorire un ammodernamento del nostro sistema produttivo. Lo sviluppo tecnologico infatti incide sulla domanda di lavoro. E se da un lato appare drammaticamente vero che una quota considerevole di posti di lavoro persi durante la crisi non ritornerà ad essere disponibile, dall’altro apre a nuove opportunità occupazionali che possono generarsi proprio da quei settori interessati dalle innovazioni di processo e di prodotto. E’ nostro compito dotarci degli strumenti per riconoscerle.

Per questo si individuano alcune aree di intervento. L’economia digitale (Industria 4.0) ha già avuto alcune sperimentazioni anche in Puglia come la sharing economy, oppure l’innovativo progetto “Crescere in digitale” (nell’ambito di Garanzia Giovani), che agiva sulla formazione dei ragazzi alle competenze digitali con l’obiettivo di aiutare l’impresa a digitalizzarsi (le imprese digitalizzate aumentano di valore).

Le specificità del territorio, secondo il sempre valido assioma economico che suggerisce di “valorizzare ciò in cui potremmo essere davvero competitivi”, sono un altro terreno fondamentale. Sono le risorse primarie e il bagaglio di conoscenza ad esse legate, quindi per noi il turismo (all’interno di una visione strategica), l’industria culturale (è già in Puglia il 32,6% del totale della spesa turistica), la valorizzazione del nostro patrimonio archeologico, i nostri marchi e la manifattura di qualità, i prodotti tipici e l’organizzazione internazionale della loro commercializzazione. Siamo il paese dei Comuni, 258 in Puglia, dovremmo mettere a valore questa specificità unica in Europa.

Va rafforzato il ruolo dei servizi pubblici. La diffusa percezione della scarsa utilità sociale dei servizi pubblici è alla base della crisi in cui versano gli stessi settori del pubblico impiego. Perciò, per invertire questa tendenza abbiamo bisogno di avvicinare i servizi pubblici, il loro valore strategico, allo sviluppo dei territori e quindi dell’impresa (ad esempio con la digitalizzazione dei servizi e la sburocratizzazione delle procedure).

La green economy è un settore produttivo strategico, su cui la Puglia ha molto investito confermandosi al primo posto per la produzione di fonti eoliche e fotovoltaiche e al terzo posto per le bioenergie. Ed è in prima fila per il recupero di siti inquinati, per la raccolta differenziata, per la tutela e il monitoraggio del territorio, delle coste e dei mari, e infine per la bioedilizia. Rimane tanto da fare in termini di progettazione urbana sostenibile e di approccio da parte del mondo produttivo.

Alcuni economisti affermano: “L’Italia è forte se scommette su ciò che la rende unica e desiderata nel mondo: cultura, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale”. Nella cosiddetta società delle competenze l’istruzione diviene fondamentale leva dello sviluppo, anche economico.
L’innovazione tecnologica, e la nuova organizzazione del lavoro che ne deriva, richiede al capitale umano lo sviluppo di un bagaglio conoscitivo più vasto. Serve una maggiore attenzione alla qualità dei saperi tradizionalmente intesi, quelli acquisiti sui banchi di scuola e dell’università, dove si apprende quella base scientifica che sottende le tecnologie e permette di accedervi anche quando queste mutano. E serve formare i giovani a nuove e ulteriori competenze, come l’esercizio del pensiero critico, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la creatività, l’atteggiamento positivo nei confronti dell’innovazione, la capacità di comunicare in modo efficace, di saper stare in gruppo.

Nuove abilità queste, altrettanto determinanti per la crescita economica, che potrebbero essere garantite e affinate attraverso un ragionamento serio sull’utilizzo dello strumento dell’alternanza scuola lavoro; al contrario della tendenza che se ne fa oggi verso un impiego assai “povero”, voluto da una riforma fatta male, che ben che vada garantisce alle giovani menti l’apprendimento di una tecnologia magari dopo tre mesi già obsoleta.

Una piattaforma, quella elaborata dalla Cgil Puglia, dove le politiche contrattuali delle categorie e dei territori si intersecano, raccordandosi, con un’unica idea generale di sviluppo. Questo accade quando sono chiari gli obiettivi che si vogliono perseguire.

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