Sabato 21 gennaio abbiamo visto la faccia splendida del Montello: non c’erano fiaccole, insulti, rabbia e paura, ma sorrisi, sole e musica.

Tutto era iniziato con uno striscione da brividi: “Il Montello sarà il vostro inferno”. Preparato e portato lì dai soliti seminatori di odio neofascisti, sostenuto poi e fatto sfilare da leghisti e padri di famiglia locali davanti ad un imperturbabile governatore del Veneto, Luca Zaia. Era fine dicembre, una di quelle fiaccolate da Ku Klux Klan in salsa veneta per protestare contro la presunta (e mai presa) decisione di aprire l’ennesimo centro di accoglienza di emergenza per richiedenti asilo in una ex polveriera. Ormai è la prassi: pochi comuni favoriscono l’accoglienza diffusa, così le prefetture sono costrette ad organizzare hub più o meno grandi per gestire l’emergenza.

Si levò alta molta indignazione, Zaia disse di non essersi accorto dello striscione incriminato, qualcuno ricordò loro che proprio dal Montello (una sistema collinare pedemontano sulle rive del Piave) partirono come profughi oltre 20mila trevigiani verso il nuovo mondo. Ce li immaginiamo quei ragazzotti e quei padri di famiglia: si saranno incontrati in osteria dopo essersi scambiati un segno di pace alla messa di mezzanotte di Natale, e dopo un brain-storming a base di cabernet avranno trovato geniale preparare uno striscione, per augurare a persone che fuggono da miseria e guerra che il luogo di accoglienza per loro predisposto diventi un inferno.

Ma sabato scorso abbiamo potuto vedere un’altra splendida faccia del Montello: non c’erano fiaccole, insulti, rabbia e paura, ma sorrisi, sole e musica. Cinquecento volontari di un grande festival sulla multiculturalità, “Ritmi e danze dal mondo-Crocevia di incontri e di culture” che si svolge da 22 anni proprio lì, hanno lanciato un appello per una manifestazione di riparazione con “la marcia dei millepiedi”. Hanno chiesto di testimoniare di persona che l’immagine del Montello che ha girato l’Italia non corrispondeva alla realtà. E così è stato.

Oltre cinquemila persone, per cui ben di più di mille piedi, hanno attraversato gli splendidi declivi della terra del prosecco tra balli e canti e bandiere arcobaleno. Per testimoniare che la solidarietà e l’accoglienza vincono la paura e l’odio. Ma è stata una manifestazione con la capacità anche di porre con forza la necessità di affrontare la questione delle migrazioni in modo organico e nuovo, superando l’eterna emergenza.

Serve rivedere a fondo il rapporto tra l’Europa e il continente africano, tra il diritto internazionale e le guerre, tra modelli di sviluppo e stravolgimenti climatici globali. E proprio da una terra come il Veneto, che ha vissuto il dramma dell’emigrazione in passato, e ora subisce la pervasiva propaganda razzista a buon mercato che alimenta ansie e paure, può venire un messaggio di speranza.

Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in Europa è in crisi perché non si vuole affrontare un nodo determinante ed ineludibile: quello della presenza di decine di migliaia di migranti economici che non hanno più canali di migrazione regolare verso l’Europa, e tentano di entrare seguendo le rotte dei trafficanti di esseri umani assieme a chi fugge dalle guerre libiche, siriane e irachene. Persone che poi vengono stritolate dai meccanismi del diritto internazionale sulla protezione umanitaria, finendo per rimanere senza documenti e permesso di soggiorno ai margini della società. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare a livello europeo questo grandissimo dramma che riguarda persone, che non sono solo freddi numeri nelle statistiche delle prefetture, per dare accoglienza e protezione a chi fugge da guerre e persecuzioni, e possibilità di migrazioni regolari a chi cerca un lavoro e un futuro migliore per sé e per la propria famiglia.

La storia del Veneto, terra di migranti verso il nord e sud America, verso la Svizzera e il Belgio, verso la Germania e la Francia ci dice che le migrazioni non si fermano davanti a leggi o circolari. Sono il motore dello sviluppo umano e alla fine vincono sui pregiudizi e producono società nuove, benessere e sviluppo. Non potete fermare il vento, potete solo fargli perdere tempo.

 

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