Il 20 gennaio si è tenuta la riunione del coordinamento regionale Veneto di Lavoro Società, presente il referente nazionale Giacinto Botti. Il confronto collettivo ha confermato l’importanza della proposta della Cgil in questa fase politico-sindacale. Il positivo esito del referendum costituzionale del 4 dicembre, sia per la forte partecipazione che per il voto espresso, è stato certamente determinato da fattori diversi: dalla finalità politica di far cadere il governo Renzi, al disagio e malcontento sulle condizioni economiche e sociali, ancor più evidente nel voto giovanile. Ma anche per un convinto contrasto, sostenuto dalla valutazione e dall’indicazione di voto della Cgil, a una riforma peggiorativa della Costituzione, per una forte concentrazione dei poteri nel rapporto tra Stato e Regioni e tra governo e Parlamento, ancor più accentuata in caso di “combinato disposto” con l’italicum.

C’è continuità tra il referendum costituzionale e l’attuale fase referendaria a sostegno della Carta dei diritti universali del lavoro. Questa proposta strategica della Cgil incarna l’idea di piena attuazione della Costituzione, di ripristino ed estensione universale dei diritti e delle tutele, di stop alla mercificazione del lavoro. Ha prodotto un primo importante risultato: riportare il lavoro e la sua dignità al centro dell’attenzione politica e mediatica.

La campagna referendaria va portata avanti con determinazione, al di là del depotenziamento della decisione ‘politica’ della Consulta sull’articolo 18, della macchina del fango sul sindacato, di possibili interventi legislativi, da valutare per il loro grado di coerenza con le finalità dei quesiti. Serve uno sforzo straordinario di mobilitazione e controinformazione per raggiungere il quorum e far prevalere il Sì. In gioco c’è anche la misurazione del grado di rappresentanza, consenso e autorevolezza della Cgil.

Contestualmente va data continuità alla nostra iniziativa complessiva, di rappresentanza generale e maggiore inclusività. Quindi, declinare e sostenere a tutti i livelli i piani del lavoro, le proposte su occupazione, sviluppo, beni comuni, sostenibilità ambientale, istruzione e welfare. Rilanciare il confronto e la mobilitazione a sostegno della piattaforma previdenziale, andando oltre i risultati importanti ma parziali acquisiti, e perseguendo un meccanismo strutturale di flessibilità in uscita e di garanzia di una pensione dignitosa per giovani, i precari e per quanti lavorano con discontinuità, condizione necessaria per la sostenibilità della previdenza pubblica.

Poi rafforzare la fase vertenziale per i rinnovi contrattuali, respingendo i tentativi di superare o svuotare la funzione generale dei Ccnl. E’ fondamentale conseguire i rinnovi applicando il Testo unico sulla rappresentanza, e salvaguardando i due livelli di contrattazione sostanzialmente, non solo formalmente. I contenuti di alcuni accordi, dai meccanismi di incremento salariale post verifica inflattiva, all’inserimento dei benefit nel calcolo dell’aumento complessivo, alla possibilità di deroghe ai Ccnl, sono elementi di criticità e preoccupazione che vanno circoscritti e stoppati.

Lavoro Società ha dato un contributo importante affinché l’organizzazione assumesse queste priorità. Abbiamo sollecitato una posizione netta e visibile della Cgil sulla riforma costituzionale, sostenuto l’importanza dei tre quesiti referendari a supporto della Carta dei diritti, spinto fin dal congresso per rilanciare l’obiettivo di una radicale modifica della legge Fornero, valorizzato il Testo unico sulla rappresentanza, espresso la necessità di salvaguardare e mantenere il ruolo centrale ed essenziale del Ccnl nel sistema contrattuale.

Su queste priorità si deve caratterizzare l’autonomia di analisi, proposta e iniziativa della Cgil rispetto al quadro politico-istituzionale. Dal coordinamento regionale sono emersi inoltre alcuni temi sui quali si ritiene necessaria una più chiara definizione dell’orientamento della Cgil: l’intreccio e i rischi nel rapporto tra welfare universale, welfare integrativo, benefit aziendali; il rapporto e i rischi tra l’esigenza di incrementare lavoro stabile, contrattualizzato e soggetto a contribuzione, e la sempre più ampia diffusione non solo di voucher, tirocini, stage, ma anche di lavori socialmente utili per percettori di ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito, per profughi in attesa di definizione dello status, e di molteplici attività di volontariato che rischiano di sconfinare nella sostituzione di lavoro.

Con questo quadro di riferimento ci avviciniamo alla prossima fase congressuale. Dobbiamo sviluppare una riflessione approfondita sul contributo e le modalità con cui la affronteremo, sulla evoluzione possibile delle regole e della gestione del pluralismo interno, sul senso della nostra esperienza collettiva.

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