Mentre la Cgil avviava, l’11 febbraio, la campagna referendaria nelle piazze d’Italia, il lavoro scompariva nuovamente dall’agenda politica. Gli incontri con i gruppi parlamentari hanno prodotto l’impegno ad avviare la discussione sulla nostra Carta dei diritti, ma l’attenzione è rivolta alla legge elettorale e alla data delle elezioni, mentre la situazione sociale continua a deteriorarsi e l’Europa sociale e politica rischia di dissolversi.

La Ue del rigore, dell’austerity e del liberismo ha una grande responsabilità per i costi sociali altissimi in termini di recessione, disoccupazione e diseguaglianze in tutti i paesi membri. La “fortezza Europa” e il blocco navale di fronte alla Libia simboleggiano l’incapacità di affrontare i fenomeni migratori. Un malessere diffuso fra tutte le categorie sociali alimenta il consenso popolare trasversale verso forze politiche di destra, reazionare e xenofobe, e le loro deliranti posizioni populiste, sovraniste e nazionaliste, rinvigorite dal pericoloso neopresidente Trump.

Colpe e responsabilità politiche sono europee quanto nazionali. La debolezza della democrazia rappresentativa, la mancanza di partiti di sinistra strutturati, culturalmente forti e radicati lasciano terreno fertile alla peggiore destra. Diritti nel e del lavoro, stato sociale, sistema universale sanitario e scolastico, ruolo pubblico negli indirizzi e negli investimenti, uguaglianza sociale e solidarietà devono ritornare nei programmi della sinistra europea e italiana, se si vuole contrastare la deriva reazionaria.

Il nostro paese non riesce ad affrontare, creando posti di “lavoro buono”, la disoccupazione giovanile e la precarietà diffusa, e corre il rischio di una procedura di infrazione dell’Ue per violazione del rapporto debito-Pil, che il governo intende contrastare con una manovra bis di 3-4 miliardi. Paghiamo gli errori delle politiche del governo Renzi, fatte di “mance”, bonus e sostegno a imprese e mercato, senza contropartita per il lavoro. La manovra bis potrebbe tradursi in nuove privatizzazioni, come le Poste, in aumenti di entrate, accise comprese, e ancora in tagli alla sanità, al welfare e ai diritti dei lavoratori.

Fa bene la Cgil a rivendicare la riapertura del tavolo sulle pensioni e l’attuazione dell’accordo quadro per i contratti pubblici. La manovra correttiva deve semmai intervenire su rendite, profitti e capitali cresciuti durante la crisi. Una tassa sulle grandi ricchezze, come chiede la Cgil, garantirebbe maggiore equità e risorse per un vero piano del lavoro e un nuovo modello di sviluppo basato su diritti e qualità del lavoro, welfare, giustizia fiscale. Anche per questo, ai referendum, bisogna votare due volte Sì.

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