ttesa da anni, la sentenza di primo grado sulla strage ferroviaria di Viareggio ha dato ragione alla pubblica accusa che, con un lavoro certosino, ha fatto conoscere al paese le scarsissime misure di sicurezza nella circolazione delle merci pericolose lungo i binari italiani.

Misure che, non per caso, oggi sono aumentate. Ma solo dopo il disastro. Di qui le responsabilità di Rete ferroviaria italiana, che si occupa delle infrastrutture, e di Trenitalia, che invece si occupa dei treni che circolano sulla rete.

Certo, la multinazionale del trasporto merci Gatx e la sua Officina Jungenthal di Hannover sono fra i principali responsabili della strage, provocata dal deragliamento di un merci carico di cisterne di gpl. Ma non è stato “uno spiacevolissimo episodio”, come disse infelicemente Mauro Moretti, ex amministratore delegato sia di Rfi che dell’intero gruppo Fs, condannato a 7 anni.

Non è stato “il destino”, come pure hanno detto più volte i difensori degli imputati. Il disastro, costato la vita a 32 persone e ferite incancellabili a decine di altre, fu la conseguenza di negligenze e imprudenze. Perché la notte del 29 giugno 2009 circolava a gran velocità un treno mal revisionato e carico di sostanze pericolose. Eppure all’epoca c’era un progetto per dotare i carri merci del rilevatore anti-svio che avrebbe evitato l’ecatombe. Ma quel rilevatore, che solo oggi Trenitalia sta sperimentando, costava qualche migliaio di euro a carro.

“Il settore merci pericolose non faceva vetrina – ha tirato le somme il pm Amodeo - era l’alta velocità che consentiva apparizioni brillanti, era altro che interessava”.

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