La Cgil ha avviato nel paese una delle più grandi campagne nazionali della sua storia a sostegno dei due referendum sociali su voucher e appalti. Che assumono ogni giorno di più il loro valore generale, politico e culturale. È una campagna coerente con le nostre scelte di ordine strategico, con sguardo rivolto al futuro, il tratto culturale e identitario della nostra confederazione.

Ora l’obiettivo è quello di informare, parlare, convincere al voto milioni di cittadini, di lavoratori, di studenti e di pensionati. E di partecipare alla manifestazione dell’8 aprile a Roma, in piazza del Popolo, a sostegno dei due referendum e della Carta dei Diritti: una forte mobilitazione per rilanciare un messaggio inequivocabile sul merito delle nostre proposte.

Abbiamo rimesso al centro dello scontro il lavoro e il suo valore politico e sociale insieme alla dignità delle persone, e i diritti per tutti e per tutte. Per il diritto al lavoro, per includere, per dare risposte alle nuove generazioni, contro disoccupazione diffusa, precarietà, sfruttamento, diseguaglianze.

Nessuna soluzione tecnica oggi in discussione nelle commissioni parlamentari può superare per noi il quesito sui voucher, se saranno confermati come riconoscimento di una prestazione anche solo nelle micro imprese. I voucher come li abbiamo conosciuti vanno rottamati, come occorre cancellare la vergogna, lo sfruttamento, il dumping degli appalti senza responsabilità solidale. E occorre ripristinare, attraverso tutti gli strumenti, a partire dalla Carta dei diritti, la tutela reale in caso di licenziamento illegittimo, nonostante lo “scippo” del referendum sull’articolo 18.

Sui referendum e la Carta dei diritti sono state raccolte milioni di firme. Milioni di persone che chiedono al governo e al Parlamento un profondo cambio di rotta sui temi del lavoro. I nodi stanno venendo al pettine. Il governo è obbligato a indicare una data in cui svolgere il referendum, non può rinviare all’infinito, stanno per scadere i tempi tecnici.

Per la Cgil nessun pasticcio è accettabile e possibile: ben vengano due leggi se rispondono davvero alla fine dei voucher come elemento di precarietà del lavoro e alla piena responsabilità dei committenti sui diritti dei lavoratori degli appalti. Altrimenti il voto popolare porrà fine a norme inique. I voucher vanno rottamati, al pari dell’irresponsabilità dei committenti.

Per questo c’è bisogno di ritrovarsi in piazza, di far sentire la propria voce, di mostrare a tutti che il futuro di questo paese si gioca sulla possibilità di fornire la certezza di un posto di lavoro sicuro e giustamente retribuito. La piazza e il voto: due Sì per tutta un’altra Italia.

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