L’inquinamento, le infrazioni europee, le morti premature e le rassicurazioni di Gentiloni.

Il 15 febbraio la Commissione europea ha avviato la seconda fase della procedura di infrazione contro l’Italia perché non ha affrontato le ripetute violazioni dei limiti di inquinamento dell’aria per il biossido di azoto (No2), in violazione della direttiva europea del 2008. Se l’Italia entro due mesi non agirà con misure idonee a risolvere il problema, per garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica, la Commissione potrà decidere di deferire il nostro paese alla Corte di giustizia dell’Ue.

Fra le raccomandazioni della Commissione: interventi per la riduzione del traffico e la transizione a un’economia a zero emissioni. Molto probabilmente, entro il mese di marzo, potrebbe avviarsi la seconda fase anche per un’altra procedura d’infrazione già avviata nei confronti dell’Italia per le violazioni dei limiti di inquinamento per le Pm10, le polveri sottili, responsabili di tante morti premature, proprio nel nostro paese.

L’inquinamento atmosferico ha gravi conseguenze sulla qualità della vita, causa malattie cardiovascolari e respiratorie, può avere conseguenze sullo sviluppo embrionale e cognitivo, ed è la causa di circa 467mila morti premature ogni anno a livello europeo, 21mila circa in Italia.

In questi giorni è stato pubblicato uno studio del Mit che stima in 1.200 le morti premature in Europa solo a causa delle alterazioni sui dati degli scarichi, che hanno consentito alle auto diesel della Volkswagen di emettere ossido di carbonio in quantità quattro volte superiori ai limiti europei.

Le cause dell’inquinamento dell’aria sono complesse ma conosciute: trasporto urbano, riscaldamento/raffreddamento domestico, settore industriale e energetico. Quello che manca è una strategia nazionale complessiva, che esca dalla logica dell’emergenza, e pianifichi interventi strutturali in materia di mobilità sostenibile, riconversione industriale, efficienza energetica degli edifici, transizione energetica e decarbonizzazione.

Il protocollo d’intesa del 2015 fra ministero dell’Ambiente, Conferenza delle Regioni e Anci individuava alcune delle misure necessarie per il miglioramento della qualità dell’aria e la riduzione delle emissioni climalteranti: la riduzione delle emissioni degli impianti di riscaldamento aumentando l’efficienza energetica e l’uso di combustibili meno inquinanti; il passaggio al trasporto sostenibile; il rinnovo del parco mezzi del trasporto pubblico locale; il rafforzamento della rete per la ricarica dei veicoli elettrici; buone pratiche agricole; la revisione dei piani di qualità dell’aria; la metanizzazione di tutti gli impianti termici degli edifici pubblici; l’aumento delle aree verdi nelle aree urbane; l’elettrificazione dei porti. Non sono misure esaustive. Ma sarebbero state un buon inizio, se non fossero rimaste poco più che dichiarazioni di intenti e, invece, fossero state accompagnate da norme stringenti, controlli e soprattutto adeguati investimenti.

Per fare un esempio, l’età media del parco autobus del nostro paese è di circa 12 anni, contro una media europea di 7. I nostri mezzi, oltre a essere fra i più vecchi, sono anche fra i più inquinanti: circa il 60% appartengono alle categorie euro 3 e pre-euro 3, ovvero con motori responsabili di alti livelli di emissioni. L’Italia continua ad erogare sussidi all’autotrasporto su gomma e alle fonti fossili, e non fa invece investimenti adeguati per garantire un trasporto pubblico collettivo sostenibile, la costruzione di piste ciclabili, una diffusa rete di ricarica per le auto elettriche e a idrogeno, l’elettrificazione dei porti, e così via. Lo stesso ragionamento vale per l’efficientamento e l’installazione di energie rinnovabili negli edifici, a partire da quelli pubblici, per la transizione energetica, per l’economia circolare e tante altre cose.

Non c’è la svolta politica che serve a pianificare quel cambiamento radicale, necessario, equo e ricco di opportunità che solo lo sviluppo sostenibile può garantire. Il presidente del consiglio Gentiloni, però, prova a rassicuraci. Recentemente interpellato sulla questione degli alti livelli di smog nelle città e in particolare a Milano, ha dichiarato. “Non ci rassegniamo alle procedure di infrazione, e concordiamo le possibili strategie sul breve termine con le amministrazioni locali”. Fumo, anzi smog, negli occhi?

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