“In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla. Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative”. Dall’appello alla mobilitazione civile, presentato alla vigilia delle tre giorni di riflessione e iniziativa politica sull’Europa di oggi, arriva una nitida fotografia dello stato delle cose.

I più anziani, testimoni dell’intera parabola europea, hanno vissuto le speranze e le innovazioni della prima fase della costruzione politica di uno spazio comune. Fino alla data spartiacque, il 1992 dei Trattati di Maastricht. Un passaggio ineludibile per ogni analisi. Una sconfitta per tutti coloro che hanno una visione progressiva dei diritti e delle tutele. Civili, sociali, politici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

E l’appello di chi ha manifestato nel nome della “Nostra Europa”, è ancora una ottima sintesi, stavolta anche per i giovani: “Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà. Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature”. Per questo un’altra Europa è necessaria. E per costruirla ognuno deve darsi da fare. 

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