Le lotte in Puglia contro lo sfruttamento neoschiavista nell’agroindustria.

La Puglia è stato il laboratorio anticipato delle politiche neoliberiste in agricoltura. Nelle Puglie, a metà degli anni ‘60, si dette avvio al mercato del lavoro gestito dai caporali. Tre furono gli elementi determinanti: la moderna trasformazione agricola capitalista, la motorizzazione di massa, e il consumismo alimentare di massa. Questi tre elementi sono stati paradossalmente la causa dello sfruttamento selvaggio della manodopera agricola nativa e persino della riduzione in schiavitù, a partire dagli anni ’90, con l’arrivo in massa di migranti dall’Albania, Romania e paesi dell’est, e ancor di più dall’Africa.

Per più di mezzo secolo la Federbraccianti, la Flai e la Cgil hanno denunciato e combattuto il grave fenomeno, a volte anche in totale solitudine. Per mezzo secolo centinaia di braccianti sono rimasti vittime di questo sistema nei campi o tra le lamiere dei furgoni dei caporali sulle strade pugliesi. I vari governi nazionali che si sono succeduti in 50 anni, anziché varare leggi che abrogassero il controllo del mercato del lavoro da parte dei caporali al servizio delle aziende, hanno introdotto invece il lavoro in affitto e i voucher nel settore agricolo: oltre il danno, la beffa.

Per fortuna nell’ultimo lustro, dopo straordinarie manifestazioni di lotta sindacali, le cose sono cambiate, prima con importanti provvedimenti della Regione Puglia, ed ora con la legge 199 del 2016. Pur avendo alcune lacune e qualche pericoloso cavillo sul tema della retribuzione, la legge rimane un importante deciso passo avanti che inchioda le aziende alla responsabilità penale di quanto commesso dai caporali al loro servizio.

La risposta delle aziende che vorrebbero continuare nella illegalità non si è fatta attendere: manifestazioni di proprietari agricoli che rivendicano il diritto a pagare sottocontratto i braccianti, e la cancellazione della legge medesima. Che fare?

L’unica difesa per la Flai e la Cgil rimane il contrattacco. Ivana Galli, segretaria generale della Flai Cgil, insieme a Giovanni Mininni, sono piombati in Puglia, dove ad accoglierli c’erano Pino Gesmundo e Antonio Gagliardi, rispettivamente segretario generale della Cgil e della Flai regionali.

E’ stata indetta una agguerrita conferenza stampa per schiodare le istituzioni dall’immobilismo. Ivana Galli è stata chiara: la legge non si tocca! Non solo, la Regione Puglia deve riattivare il collocamento pubblico e avviare da subito il sistema di trasporto pubblico dei braccianti interprovinciale ed interregionale verso la Basilicata. Sistema già sperimentato in Puglia negli anni ’80-‘90, e fatto fallire dalla enorme pressione della lobby dell’agroindustia, con minacce ai lavoratori e ai sindacalisti e con attentati incendiari ai mezzi di trasporto.

Per quanto riguarda i lavoratori migranti, comunitari ed extracomunitari, non solo vanno cancellati i ghetti presenti in tutta la Puglia e in particolare nel foggiano, ma va risolto una volta per tutte il problema dell’accoglienza. Non si può parlare di diritti sindacali se le persone sono costrette a vivere nel peggior degrado con forme di vero e proprio neoschiavismo, indegno di un paese civile.

Pino Gesmundo e Antonio Gagliardi hanno rivendicato il ruolo dei lavoratori pugliesi nel varo della legge 199, garantendo il peso dell’intera organizzazione, compresa l’Inca regionale, rappresentata da Mario Fraccascia, a sostegno della lotta dei diritti dei lavoratori agricoli per il rispetto dei contratti e per l’attuazione del servizio di trasporto agricolo, vero elemento di concreta alternativa al trasporto privato dei caporali.

Se ai caporali togli il mezzo di trasporto, i lavoratori vanno a lavorare e i caporali rimangono a terra. Se ai padroni togli i caporali, i lavoratori e il sindacato avranno la forza di richiedere l’applicazione del contratto e delle norme, e i padroni illegali saranno costretti a rispettarli.

In sostanza, governo nazionale, governo regionale, padroni e agromafie sono avvisati: la Flai e la Cgil non torneranno indietro. Lo scontro sarà certamente duro, ma se la Puglia è stata il laboratorio delle politiche neoliberiste e dello sfruttamento neoschiavista dell’agroindustria italiana (allargatosi successivamente a tutti gli altri settori) e nel resto dell’area del Mediterraneo, in Puglia, con la lotta e la mobilitazione, a partire da subito e dalla vittoria del Sì nei referendum del 28 maggio, saranno poste le basi per superare per primi la nefandezza delle politiche neoliberiste nel nostro paese.

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