Una larga mobilitazione unitaria contro i decreti Minniti-Orlando, un ritorno alle politiche securitarie di Maroni contro i cittadini migranti e vulnerabili.

Siamo di fronte ad un vero ritorno al passato, quando era al governo la coalizione di destra di Berlusconi e Roberto Maroni era ministro dell’interno. Da quella compagine fu attuata la politica più dura e più repressiva nei confronti dei cittadini migranti, e più in generale verso le categorie svantaggiate della nostra società come Rom, Sinti, Camminanti. A distanza di oltre sette anni, dopo una lunga stagione di mobilitazione sociale e culturale nel paese, di opposizione a quell’approccio securitario e xenofobo, comprese le norme e i provvedimenti che l’hanno sorretto, pensavamo di aver lasciato alle spalle le ronde anti-immigrati, i centri di detenzione, i rimpatri forzati.
Ci eravamo illusi. Lo dimostra la recente approvazione dei due decreti Minniti-Orlando. Due provvedimenti all’insegna del più puro spirito repressivo e securitario, volti ad accelerare la macchina dei rastrellamenti e delle espulsioni, non importa quanti e quali diritti fondamentali si violino.

Lo scopo asserito è la moltiplicazione del numero di espulsioni, nonché l’incremento dei rimpatri forzati tramite nuovi accordi bilaterali con paesi di provenienza. Ma la finalità reale dei decreti Minniti-Orlando, per quanto negata, sembra essere quella di compiacere gli umori popolari più malsani, con l’illusoria aspettativa di sottrarre terreno alla destra dichiarata: è la strategia consueta dei “riformisti” allorché sono al governo. Pur di ottenere consensi, il tema dell’immigrazione, ancora una volta, rappresenta un terreno fertile, non importa se vengono messi in discussione e violati i valori fondamentali della Carta costituzionale, o norme internazionali quali libertà, democrazia, diritti.

Ci sono violazioni palesi nei contenuti dei due decreti, a partire dall’abolizione del secondo grado di giudizio; e la mancanza di contraddittorio nel processo, poiché il giudice della Cassazione, nel decidere in merito al ricorso su un diniego di riconoscimento del diritto d’asilo, ha a disposizione solo il colloquio videoregistrato della persona richiedente asilo. Poi l’impiego dei richiedenti asilo in attività di pubblica utilità sarà di fatto una sorta di lavoro forzato, essendo concepito come uno dei requisiti per ottenere lo status di rifugiato, il che equivarrebbe a sovvertire la Convenzione di Ginevra e il diritto internazionale. L’asilo è infatti un diritto soggettivo che non può essere subordinato a imposizioni o ricatti. Non per caso vi è l’obbligo di esaminare le richieste caso per caso, tenendo conto delle storie individuali e della forma di persecuzione subita personalmente.

Per quanto riguarda il decreto sicurezza urbana, siamo di fronte a un vero manifesto del populismo penale. Prevede tra l’altro una sorta di mini-daspo messo a disposizione dei sindaci per individuare e perseguire chi viene trovato, ad esempio, a vagabondare in stazioni o centri storici; offre al questore mano libera su tutte le occupazioni abusive; se la prende con chi vende prodotti contraffatti, neanche fosse il piccolo ambulantato irregolare il problema della criminalità in Italia. Si usa in modo offensivo la parola “decoro”, implicitamente sostenendo che immigrati, rom, clochard, homeless siano indecorosi. Una vera e propria criminalizzazione dell’emarginazione e della povertà che oggi colpisce milioni di persone, italiani e migranti.

Per gestire e governare in modo efficace il fenomeno migratorio, invece di limitarsi ad un’azione di identificazione e di rimpatri di massa di eventuali stranieri in situazione di soggiorno irregolare, e di implementare ancor più l’applicazione amministrativa delle vigenti norme legislative che sono inefficaci e discriminatorie, occorre modificare le norme in vigore, incostituzionali e produttrici di irregolarità negli ingressi e nei soggiorni, lavoro nero, grave sfruttamento e dumping socio-lavorativo. A partire dal superamento dalla legge Bossi e dalla cancellazione del reato di clandestinità.

Di fronte a questa regressione sul piano culturale e dei diritti, numerose sono le organizzazioni ed associazioni, a partire dalla Cgil – finalmente in un rapporto unitario con Cisl e Uil - che intendono opporsi con forza con questa politica deleteria e pericolosa. L’assemblea pubblica del 21 marzo scorso a Roma presso l’università La Sapienza, nonché le numerose iniziative nei territori di queste settimane, stanno segnando una opposizione corale non solo ai due decreti Minniti-Orlando, ma in più generale alle politiche sbagliate in materia di immigrazione, in Italia come nell’Unione europea.

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