La nostra sfida continua per conquistare la Carta dei diritti universali e una legge che cancelli i voucher e ripristini la responsabilità in solido negli appalti.

Non possiamo smobilitare, neppure dopo il voto della Camera, perché le forze che contrastano la nostra idea di lavoro, di società e di sviluppo sono in campo e usano tutti gli strumenti per depotenziare la nostra azione politica di valore strategico generale. Vogliamo una legge coerente: la proposta governativa di ampliamento del lavoro a chiamata non è la risposta alla precarizzazione e allo svilimento del lavoro.

Con la nostra azione abbiamo ottenuto i primi risultati, ma la strada è lunga e tortuosa.

Abbiamo riportato al centro la condizione lavorativa, in un mercato del lavoro reso selvaggio e libero da ogni vincolo sociale e morale dalle scelte dei vari governi.

Il governo Renzi ha fatto sue le politiche contro i diritti e il lavoro dipendente e le scelte economiche classiste a favore dell’impresa e del mercato. Sue sono le responsabilità anche per la manovra correttiva per evitare la procedura di infrazione europea: ha sperperato le risorse della flessibilità ottenuta da Bruxelles in bonus elettorali e in milioni a pioggia alle imprese. Risorse sottratte agli investimenti e a politiche pubbliche per la ripresa, la protezione sociale, l’istruzione pubblica e il servizio sanitario nazionale.

In questi anni di crisi si è agito sul lavoro e sui diritti, sottraendo risorse a lavoratori dipendenti e pensionati. Si è annullata la progressività fiscale, si è detto no alla patrimoniale e non si è ridistribuita la ricchezza, alimentando diseguaglianze e povertà.

Ma non si sfugge al tema dell’equità, per evitare che a pagare la crisi siano i soliti noti. La manovra correttiva e la finanziaria del governo non possono seguire le fallimentari politiche economiche e sociali dei precedenti governi. Nessun nuovo taglio alla spesa e ai servizi sociali è accettabile, in un paese che ha visto crollare gli investimenti pubblici e privati. Gli effetti sarebbero pesantissimi sulla tenuta sociale, sui meno abbienti, sul lavoro dipendente e sui giovani senza la speranza di un lavoro. Lo scontro su chi paga la crisi di sistema e su come se ne esce è generale e di classe.

Con la Carta dei diritti e il piano del lavoro abbiamo avviato un conflitto di lunga durata, una prospettiva e un progetto strategico di sviluppo alternativi, basati su partecipazione, rapporti di forza, identità confederale e generale, alleanze nella società e nel fronte politico, dove servirebbe una sinistra organizzata non minoritaria, di massa, orientata verso il lavoro, i valori, la cultura e i fondamenti della nostra Costituzione repubblicana. Noi non smobilitiamo e restiamo in campo.

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