Il nuovo presidente degli Usa, Donald Trump, ha basato la sua campagna elettorale su posizioni violente e retrograde, contro le libertà civili e sostenendo teorie negazioniste sui cambiamenti climatici, attaccando a più riprese intellettuali e accademici che chiedevano un impegno degli Usa nel salvare il pianeta. I primi atti di governo non l’hanno smentito: taglio del 14% dei fondi assegnati a ricerca, scuola e università, e, con il Climate action plan, del 31% dei finanziamenti per i programmi ambientali. Intanto aumentano le risorse alle già floride casse di Pentagono e servizi per la sicurezza. Tutto questo mentre si mobilita l’esercito per riprendere la costruzione dell’oleodotto in North Dakota, bloccato da Obama dopo le proteste delle popolazioni Sioux.

La risposta popolare non si è fatta attendere. Le prime a scendere in piazza sono state le donne. In centinaia di migliaia hanno riempito le piazze rivendicando libertà e giustizia per tutti e tutte. Nell’appello, che ha fatto il giro del mondo e ha contribuito a costruire grandi mobilitazioni femministe in tutti i continenti, ci sono la libertà delle donne, il contrasto alla violenza di genere, l’educazione alle differenze, il diritto all’autodeterminazione, la parità di salario, il contrasto alle disuguaglianze di genere e razziali, la liberazione della ricerca e della sanità dai dogmi religiosi: tutte rivendicazioni generali e non di settore, in grado di liberare l’intera società.

Il 22 aprile, a partire da Washington e in tutto il mondo, contro le scellerate politiche energetiche e ambientali portate avanti dal presidente degli Usa e non solo, i ricercatori, gli scienziati, le associazioni ambientaliste, gli studenti e gli altri cittadini scenderanno in marcia per la scienza, la terra e la democrazia. Lo slogan? “Science not silence”.

Scenderemo in piazza negli Stati uniti e nelle principali città del mondo per ristabilire il valore della ricerca scientifica, della sua trasmissione e divulgazione come elemento cruciale per la costruzione di una società migliore e democratica. Pace, giustizia sociale e sostenibilità ambientale sono possibili solo se all’avanzare degli studi scientifici si abbina una rinnovata mobilitazione per la divulgazione e la valorizzazione della conoscenza.

Le sfide della nostra epoca, per cambiare il modello energetico e di sviluppo, per salvare il pianeta dai disastri climatici, e per ridare voce alla scienza, sono troppo grandi per abbattersi sull’oscurantismo dei politici guidati dai soli interessi economici: bisogna intervenire e mobilitarsi. Il movimento americano è così forte da aver raggiunto centinaia di città in tutto il mondo, compresa la piazza romana, dove il 22 aprile partirà alle 15.30 dal Pantheon la marcia per la scienza, che si concluderà in Campo dei Fiori, davanti alla statua di Giordano Bruno, simbolo della lotta della scienza contro l’oscurantismo politico. Dalle 17, la serata proseguirà al Pincio tra concerti, musica e parole sul palco della Giornata della Terra.

In Italia, università e ricerca, negli ultimi dieci anni, hanno subito un attacco senza precedenti, perdendo più del 20% di docenti, studenti e finanziamenti. Nonostante le caratteristiche territoriali che la contraddistinguono, l’Italia continua a definanziare la ricerca scientifica nei settori delle scienze ambientali, vulcanologiche e geologiche. Eppure non dovrebbero servire tragedie e disastri continui per ricordarci di essere un paese ad altissimo rischio idrogeologico e sismico, con numerosi vulcani attivi su tutto il territorio nazionale, con territori altamente inquinati (la pianura padana è la zona d’Europa a più alto tasso di inquinamento) e gravemente indietro sul piano della riconversione ecologica delle nostre produzioni industriali (basti pensare al caso Ilva e alla strage del biocidio in Campania).

Anche gli altri settori della ricerca non sono messi meglio. Il feroce definanziamento a cui sono stati obbligati i settori umanistici dimostra la concezione che i governi hanno della ricerca, una subordinata del mercato del lavoro, anziché fattore trasformativo della società.

Oggi più che mai ripartire dalla scienza e dalla ricerca significa impegnarsi per salvare il pianeta dalla distruzione a cui lo sfruttamento senza responsabilità lo sta conducendo. Significa costruire una società democratica in cui la scienza abbia il ruolo primario di migliorare la vita di tutti e tutte. Significa impegnarsi collettivamente per cambiare la rotta delle politiche climatiche e ambientali. Una strada che dobbiamo percorrere insieme, in tutto il mondo. Per questo il 22 aprile ci mettiamo in marcia: per la scienza, la democrazia, il pianeta.

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