In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, i dati impietosi sulla situazione globale e locale di un bene comune imprescindibile.

Il 22 marzo, come ogni anno, si è celebrata la giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu. Il tema di quest’anno erano le acque reflue: “A livello globale, la stragrande maggioranza delle acque reflue dalle nostre case, dalle città, dall’industria e dall’agricoltura rifluiscono in natura senza essere trattate o riutilizzate, inquinano l’ambiente, e perdono preziose sostanze nutritive e altri materiali recuperabili. Invece di sprecare le acque reflue, abbiamo bisogno di ridurle e riutilizzare”, contribuendo a realizzare l’Obiettivo 6 di sviluppo sostenibile di dimezzare la percentuale di acque reflue non trattate, e di aumentare il riciclo dell’acqua e il riutilizzo sicuro.

In materia di acque reflue il nostro paese ha molto da fare essendo sottoposto a tre procedure di infrazione nel settore idrico, per due delle quali la Corte di giustizia europea ha già formulato un primo pronunciamento di condanna (2004/2034 e 2009/2034) per la cattiva applicazione della direttiva 91/271/Cee relativa al trattamento delle acque reflue urbane. La direttiva attiene alla raccolta, al trattamento e allo scarico delle acque reflue generate da agglomerati urbani e da alcuni settori industriali, e prevede che tutti gli agglomerati al di sopra dei duemila abitanti equivalenti siano provvisti di rete fognaria e impianti depurativi, indicando modalità e tempi di adeguamento.

La procedura di infrazione 2004/2034 riguarda 81 agglomerati urbani localizzati in sette regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia, Sicilia. La procedura 2009/2034 riguarda 34 agglomerati e le regioni interessate sono undici: Abruzzo, Lazio, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Veneto, Piemonte.

In occasione della giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha pubblicato una sintesi delle principali statistiche sulle risorse idriche. Così abbiamo la conferma che il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione va dispersa, che l’erogazione dell’acqua nelle abitazioni è irregolare (se ne lamentano in media il 9,4% delle famiglie e ben il 37,5% in Calabria, il 29,3% in Sicilia e il 17,9% in Abruzzo), e che tre famiglie su dieci non si fidano di bere l’acqua del rubinetto e comprano acqua minerale in bottiglia.

L’Istat certifica anche lo stato delle acque di balneazione e la graduale riduzione dei ghiacciai alpini causata dal drastico aumento delle temperature medie estive. A questa serie di dati va aggiunto quanto registrato da un’analisi di Federconsumatori dell’ottobre 2016, secondo cui gli aumenti nelle bollette dell’acqua nel periodo 2000-2016 sono stati del 100%.

Passata la ricorrenza non dobbiamo dimenticare la natura di bene comune e diritto universale dell’acqua. E il nostro impegno, come sollecita il sesto degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Onu al 2030, per “Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti”. “Ogni anno – segnala il documento - milioni di persone, la maggior parte bambini, muoiono per malattie associate alla scarsità di acqua e di servizi igienici. La mancanza d’acqua, la scarsa qualità dell’acqua e servizi igienico-sanitari inadeguati hanno un impatto negativo sulla sicurezza alimentare, le scelte di sostentamento, e le opportunità educative per le famiglie povere di tutto il mondo. La siccità affligge alcuni dei paesi più poveri del mondo, aggravando la fame e la malnutrizione. Entro il 2050, almeno una persona su quattro rischia di vivere in un paese colpito da carenze croniche o ricorrenti di acqua dolce”.

Non deve mai venir meno il nostro impegno contro i cambiamenti climatici che incrementano la crisi idrica, migrazioni climatiche e i conflitti legati all’accaparramento di questo prezioso bene. E dobbiamo anche valutare l’impronta idrica nelle varie produzioni e consumi, e auspicabilmente tenerne conto nelle nostre scelte. Soprattutto non si può sottacere la mancata considerazione portata avanti in questi anni dai vari decisori politici italiani nei confronti della volontà popolare, che nel referendum del 2011 ha sancito che l’acqua è un bene comune fondamentale la cui gestione deve essere sottratta alle logiche di mercato. Non possiamo arrenderci dal portare avanti questa battaglia.

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