Alla fine del 2016 il governo golpista di Michel Temer ha presentato al Parlamento due proposte di riforma: un emendamento costituzionale con cambiamenti regressivi nel sistema di pensionamento, e un progetto di legge che promuove un vero smantellamento dell’attuale legislazione sul lavoro. Questo attacco ai lavoratori avviene dopo l’approvazione della cosiddetta “riforma della morte”, che ha congelato il bilancio pubblico per vent’anni compromettendo tutta l’azione sociale dello Stato, dall’educazione alla sanità alla previdenza sociale, nella logica dello stato minimo. Le due riforme annullano i diritti individuali e collettivi e la struttura della protezione sociale conquistati con la Costituzione del 1988, per dare risposta alle richieste dei settori padronali, in particolare della finanza e dell’industria, finanziatori e sostenitori del golpe.

E’ un potere di distruzione spaventoso, che porta l’economia del Brasile in un baratro, spingendo a un rapido e generalizzato impoverimento della popolazione, per trasformare il paese in fornitore di manodopera a basso costo. La proposta di riforma delle leggi sul lavoro ha aspetti di crudeltà. Tra gli altri: obbligo per la gestante a lavorare anche in ambienti insalubri, con rischio per la sua vita e quella del figlio; blocco della legge sulle quote di occupazione per i lavoratori disabili; multa per i lavoratori intermittenti del 50% del salario a favore del datore di lavoro in caso di dimissioni; obbligo per il lavoratore a pagare le spese legali in caso di ricorso alla giustizia.

Ferisce la dignità umana assoggettare lavoratore e lavoratrice, nel caso di lavoro intermittente, ad una condizione priva di controllo sul tempo e di sicurezza sull’impiego e il salario: una vita lavorativa contrassegnata da instabilità, senza sapere quando si sarà chiamati al lavoro e quanto si riceverà alla fine del mese, senza diritto ad una giornata e a un salario fisso, nè a ferie e riposo settimanale retribuiti. Nel suo insieme la riforma risponde agli interessi del capitale, con la precarizzazione dei contratti e degli orari e limitando l’azione dei giudici del lavoro, con la falsa motivazione della flessibilità necessaria per adeguare la produzione alla domanda.

Non sono modifiche congiunturali limitate nella platea e nel tempo. Sono modifiche strutturali del mercato del lavoro che ci faranno tornare indietro all’inizio del secolo scorso, quando non c’erano diritti minimi e il popolo viveva sottomesso a giornate lavorative di sedici ore senza riposo e ferie, con salari miserabili e condizioni di lavoro insalubri che conducevano alla malattia e alla morte. Un’epoca in cui l’aspettativa di vita per i brasiliani era di 45 anni.

La pressione sindacale e politica a livello nazionale contro le due riforme è forte, ma l’insensibilità del governo e della sua base d’appoggio dimostrano che non intendono accettare nessun compromesso con il popolo brasiliano. Non c’è prova migliore che stiamo soffrendo un golpe, la democrazia è sospesa del fatto che il potere sia così impermeabile alla voce e agli interessi della popolazione.

Per affrontare il golpe contro la democrazia e l’attacco alla classe lavoratrice, la Cut ha centrato la propria strategia sulla costruzione di un grande sciopero generale. Per questo abbiamo investito tutti i nostri sforzi nel rendere coscienti sui veri obiettivi dei golpisti, sul carattere di precarizzazione delle riforme e i loro impatti sulla vita delle persone, rafforzando la nostra comunicazione di massa per smontare le menzogne e la disinformazione propagata quotidianamente dai grandi media. La crescita della coscienza popolare è stato il primo passo per organizzare la mobilitazione e la paralisi del paese.

Il 28 aprile scorso si è svolto lo sciopero generale che ha paralizzato il paese, con l’adesione di 35 milioni di lavoratori dal nord al sud del Brasile, pubblici e privati. Si è fermato il trasporto, il commercio, si sono fermate scuole e fabbriche. Una protesta che è andata oltre i sindacati e ha coinvolto i movimenti popolari, la chiesa e diversi settori sociali. I lavoratori brasiliani hanno incrociato le braccia dimostrando chiaramente la volontà di impedire l’approvazione delle riforme volute dai golpisti.

Facendo giustizia alla lotta sociale e al grande sciopero del 1917, cento anni dopo la classe lavoratrice ha bloccato nuovamente il paese per sconfiggere il maggior attacco del secolo ai suoi diritti, dimostrando la sua capacità di resistenza. Sull’esempio delle manifestazioni e proteste che si contano in tutto il mondo contro la precarizzazione, contro la concentrazione della ricchezza e l’aumento delle diseguaglianze, le lavoratrici e i lavoratori brasiliani scendono in lotta e costruiscono la loro storia. Resisteremo!

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