Le leggi Minniti-Orlando delineano una nuova stagione di politica di chiusura, securitaria e di respingimenti, mettendo a rischio la coesione sociale.

Con i due decreti legge emanati a febbraio e approvati dal Parlamento, con voto di fiducia, lo scorso 12 aprile, si apre una stagione di “tolleranza zero” sul terreno dei respingimenti e rimpatri dei migranti, una stagione di criminalizzazione della povertà e della emarginazione sociale. Così il governo intende colpire pesantemente chi fugge da guerra e fame, nonché chi mendica nelle città “mettendo a repentaglio” il decoro urbano.

Mentre le persone in fuga da guerre, fame e povertà continuano ad arrivare in Italia per cercare di migliorare le proprie condizioni di vita, e continuiamo ad assistere allo stillicidio di morti nel Mar Mediterraneo, il sistema di accoglienza è ormai al collasso, con l’estate che si avvicina e l’assenza di una vera politica di inclusione e di accoglienza.

I ministri Minniti e Orlando e la maggioranza che li sostiene hanno scelto la via dura e repressiva nei confronti di migranti e homeless, chiedendo la fiducia su provvedimenti di cui è evidente il significato politico ed ideologico, così come gli impatti nefasti sulla vita di migliaia di uomini, donne e bambini. Lontano dal risolvere i problemi davanti ai quali si trova il sistema italiano, oltre a criminalizzare rifugiati e immigrati, queste leggi metteranno ancora più in difficoltà il sistema di accoglienza, aumentando i tempi di attesa e la spesa pubblica.

Pensare che diminuire le garanzie per i più deboli (grado unico di giudizio e abolizione del contraddittorio, procedura unica per le espulsioni) sia la soluzione alle difficoltà del nostro paese, non solo è sbagliato ma avrà un effetto opposto. La posta in gioco è la messa in discussione della democrazia, della civiltà di questo paese: prevedendo leggi speciali che ledono i diritti di alcune categorie di persone – i migranti e più in generale i soggetti più vulnerabili della società - si avalleranno implicitamente atteggiamenti xenofobi e razzisti.

Di fronte a questa regressione, sul piano culturale prima ancora che sul piano dei diritti delle persone in carne ed ossa, assistiamo in Italia come in tutta l’Europa alle stesse politiche di chiusura, razziste e xenofobe, che alcune forze politiche stanno portando avanti per ottenere maggiore consenso elettorale. Per non passare come soggetti privi di umanità, se la cavano con il solito slogan ipocrita “aiutiamoli a casa loro”. Quando invece prevale la connotazione nazionalista, si opta per il “prima noi poi loro”. Proprio questa “préférence nationale” porta Marine Le Pen ad oltre il 20% dei consensi, cosa che non avremmo mai immaginato qualche anno fa.

L’opposizione sociale che si è sviluppata in Italia per contrastare questa deriva pericolosa, composta da varie organizzazioni laiche e religiose, rappresenta oggi la via maestra per ridisegnare un altro modello di società, fondato e ancorato sui principi della nostra Carta Costituzionale. Promulgata oltre sessant’anni fa, ancora oggi opera come punto riferimento per l’affermarsi dei diritti di cittadinanza universali.

La manifestazione che si terrà il 20 maggio a Milano, “Milano come Barcellona - insieme senza muri”, si muove in quella direzione e vuole essere un’occasione per ribadire un “no” corale rispetto a leggi e provvedimenti razzisti e discriminatori, come appunto quelli di Minniti-Orlando sull’immigrazione e sulla sicurezza. Ma l’iniziativa di Milano sarà un appuntamento importante, per lanciare un appello per una società aperta, che non si fa incantare dall’odio, dove sono in gioco valori fondamentali per il futuro di tutti.

La mobilitazione continuerà e sarà lunga, poiché per sconfiggere mali culturali quali la paura del diverso, il razzismo e la xenofobia, fortemente radicati in alcune fasce della società civile, occorre tempo e determinazione. Le forze politiche e sociali sane del paese ne sono consapevoli, e vogliono essere protagoniste del buon cambiamento.

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