Che cos’è un consorzio di bonifica? Molti non lo sanno, anche se il bollettino di pagamento arriva con regolarità una volta l’anno. Eppure la regimazione dei corsi d’acqua più piccoli, fossi e torrenti, è importante quanto quella dei grandi fiumi. Perché basta un attimo - una bomba d’acqua, gli effetti di un cataclisma naturale, un persistente periodo di piogge - per mandare sott’acqua interi territori. Pochi ricordano, ad esempio, che tre, quattro anni fa perfino l’Autostrada del Sole, la A1 Milano-Napoli, colonna vertebrale della mobilità dell’intero paese, restò chiusa per giorni dopo un nubifragio. Sopra il manto di asfalto, fra l’Umbria e il Lazio, si era creato un lago.

Che cos’è un consorzio di bonifica? Giriamo la domanda ad una addetta ai lavori, Adelaide Ceci, impiegata nel consorzio di Teramo da più di vent’anni. “Il consorzio di bonifica è un ente di diritto pubblico - spiega - che cura l’esercizio e la manutenzione delle opere di bonifica, comprese quelle dei privati, sul territorio di competenza. In altre parole non ci occupiamo solamente di ciò che succede sui terreni demaniali, ma anche di quello che accade all’interno di appezzamenti privati, che possono essere grandi anche migliaia di ettari”.

La sicurezza idraulica è molto importante, perché la tropicalizzazione del clima ha aumentato in modo esponenziale il rischio di alluvioni anche disastrose, chiedere per informazioni alla Maremma toscana, alla Liguria (con Genova in primo piano), al comprensorio delle Apuane, dove Carrara ha subito quattro alluvioni in vent’anni. Va da sé che ogni consorzio è in stretto collegamento con gli enti locali, perché la sicurezza del reticolo idrico è legata a doppio filo alla pianta urbanistica dei territori. I consorziati - tutti i cittadini proprietari di immobili all’interno dell’area limitata dal consorzio, area che abitualmente raggruppa più comuni - sostengono la spesa per la manutenzione e l’esercizio delle opere di bonifica. Di qui la bolletta che arriva nella cassetta postale.

Adelaide Ceci, orgogliosa rappresentante dei suoi colleghi di lavoro, nel direttivo nazionale Flai Cgil, spiega che ogni consorzio ha le proprie peculiarità: “Il nostro si occupa soprattutto di reticoli idrici per l’agricoltura, necessari per l’irrigazione delle colture. Qui in Abruzzo siamo impegnati anche nella depurazione. Ma il nostro compito principale è quello di fornire l’acqua alle aziende agricole”. La riforma delle province ha inciso anche sulla vita dei consorzi: “I consorzi sono infatti a dimensione variabile - puntualizza Ceci – e in Abruzzo i consorzi sono cinque, tutti di medie dimensioni. Sia al sud che al nord del paese ne esistono di più grandi. Anche molto più grandi. Nel mio a lavorare siamo in trentaquattro fra operai e impiegati, è nato dalle ceneri di tre consorzi più piccoli”.

A seconda delle stagioni il consorzio è chiamato ad occuparsi di questo o quel problema. “Ad esempio le nevicate dello scorso gennaio, che in Abruzzo sono state particolarmente copiose, hanno creato delle autentiche emergenze. La stessa Protezione civile non riusciva a raggiungere gli agricoltori in difficoltà, con le stalle messe a mal partito dalla neve e non di rado crollate”. Oltre alla neve, c’è stato anche il terremoto. “Il bacino artificiale di Campotosto, il più grande d’Europa, è stato messo a rischio dalle scosse telluriche. Così l’Enel ha deciso di svuotarlo per paura di inondazioni. Come effetto collaterale il territorio di nostra competenza ha rischiato di restare senza acqua”. Anche l’acqua delle centrali idroelettriche può essere più che utile in caso di bisogno. “Il nostro ente riutilizza una parte delle acque per due centrali che hanno una buona produzione, in grado di fare abbassare la bolletta nei territori del consorzio”.

Come si sceglie di lavorare in un consorzio di bonifica? “Un po’ per caso - risponde Ceci - mi stavo laureando e si è subito presentata l’occasione. Poi arrivano i figli, e la vita è andata avanti su questo binario”. Rispetto ai tuoi primi anni di lavoro cosa è cambiato oggi? “Anche noi abbiamo avvertito la crisi che ha attraversato il paese. Prima arrivavano avventizi e braccianti agricoli a dare una mano. Ora non è più così e sono state cancellate le prestazioni straordinarie. Per giunta non si riesce, da ben quattro anni, a trovare un nuovo accordo di secondo livello, sul salario accessorio. I tagli sono stati profondi e si è bloccato il turn-over”. L’età media dei lavoratori, che oggi è di quarantacinque anni, è destinata ad aumentare, come del resto in tutte le altre aziende italiane. Un altro piccolo terremoto, stavolta metaforico, che però si riflette sulla vita quotidiana di buona parte del paese.

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