La festa nazionale dei pensionati Cgil tra periferie e innovazione. Profughi e guerra in Siria nel cortometraggio premiato da Liberetà.

“Futuro. Non si dice, si fa”. È questo il titolo della Festa nazionale di LiberEtà organizzata dallo Spi Cgil, dal 26 al 28 giugno scorsi a Milano. La scelta della città non è casuale: è, infatti, riconosciuto il ruolo che da alcuni anni a questa parte Milano sta giocando sul terreno dell’innovazione.

La Festa si è sviluppata in alcuni dei luoghi chiave del processo di sviluppo e di trasformazione della città. Al Mudec, Museo delle culture, che sorge all’interno dei locali che un tempo furono della grande fabbrica Ansaldo, il 26 giugno si è tenuto un dibattito con urbanisti e amministratori locali sul tema della rigenerazione urbana e delle periferie delle nostre città. Le periferie, a Milano come in tutto il paese, vedono spesso aggravarsi tutti i loro problemi: diritto alla casa, mobilità, infrastrutture, accesso ai servizi, vivibilità e convivenza. Per la Cgil e lo Spi è fondamentale riconsiderare il proprio ruolo nelle città.

Un’altra iniziativa dall’alto valore simbolico si è tenuta a Base Milano, esperienza innovativa, culturale, artistica e di coworking, negli stessi spazi della ex Ansaldo. I pensionati dello Spi l’hanno visitata con la guida speciale di Valentina La Terza, che ne cura la programmazione, e di Teresa Barbieri, oggi pensionata che qui ha fatto l’operaia per una vita.

Il 27 giugno alla Fondazione Feltrinelli, il dibattito è stato incentrato sui grandi mutamenti che stanno interessando il welfare, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti del mondo dell’innovazione sociale e tecnologica come CheFare e WeMake. Il nostro modello di Stato sociale va ripensato e riprogettato anche alla luce delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, ferma restando la centralità delle relazioni umane. I pensionati hanno anche avuto la possibilità di vedere in azione una stampante 3d e una serie di prototipi di progetti innovativi e interamente open source da applicare al welfare.

La voce delle leghe, la struttura portante dello Spi nei territori, si è sentita nel corso dell’assemblea del 28 mattina, nel salone della Camera del Lavoro di Milano, all’assemblea conclusa dagli interventi dei segretari generali dello Spi, Ivan Pedretti, e della Cgil, Susanna Camusso.

Ma la Festa di Liberetà è anche occasione di premiazioni: dei sessantanove “liberattivi”, pensionate e pensionati che si sono contraddistinti nei territori per la diffusione del mensile, e del premio letterario e per i cortometraggi.
La quinta edizione del concorso di cortometraggi “Spi Stories”, alla quale sone pervenute ben duecentocinquanta opere, è stata vinta da “The Box” della illustratrice, animatrice e designer turca Merve Cirisoglu Cotur, che, per motivi di salute, non ha potuto ritirare personalmente il premio di duemila euro. Secondo la giuria, il video di animazione si è distinto “per la capacità di raccontare con gli occhi di un bambino e del suo amico felino il dramma e la follia di una guerra che insanguina una periferia del mondo”, nella martoriata Siria.

Secondo posto ex equo, e una telecamera go-pro in premio, per “Califà”, di Mario Bonaventura e Curzio Torresi e “Ferruccio” di Stefano De Felici. La giuria e lo Spi Cgil hanno inoltre ritenuto meritevoli di una menzione d’onore, rispettivamente, il cortometraggio “An elephant on the moon”, di Benjamin Barthélémy, e “Viaggio nelle città invisibili di Roma”, di Carmelo Battaglia.

Il vincitore del XIX Premio Liberetà è invece il racconto autobiografico “Quello che so di me” di Annarosa Luzzatto. Il premio consiste nella pubblicazione del libro da parte della editrice Liberetà. Secondi a pari merito Dolores Ricci, con “L’anima caduta” e Roberto Malacarne con “Il figlio della staffetta”. Si tratta di testi autobiografici che rafforzano e completano i percorsi della “memoria” su cui lo Spi è continuamente impegnato.

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