La mobilitazione dei lavoratori in difesa delle professionalità e dei servizi sul territorio. 

Lo scorso 4 luglio, mentre il presidente Boeri presentava il bilancio dell’Inps in Parlamento, in piazza del Pantheon si teneva un presidio unitario a difesa dell’Inps, cui hanno partecipato tante lavoratrici e lavoratori, i componenti del Civ dell’istituto - che per la prima volta nella storia dell’Inps hanno bocciato il bilancio - e rappresentanti delle federazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil.

Un’occasione per dar voce all’Inps reale, e per rendere pubblici problemi finora conosciuti solo dai dipendenti Inps: la forte carenza di personale su tutto il territorio, aggravata dal blocco del turn-over, rende sempre più difficile garantire l’evasione delle pratiche in tempi ragionevoli. Ciò comporta una prima grave conseguenza: la perdita di professionalità e specifiche competenze non viene rimpiazzata dall’ingresso di nuovo personale; questo trend va immediatamente invertito, se non si vuole avere la certezza che nel giro di 4-5 anni il più grande ente previdenziale d’Europa perda le professionalità interne e sia costretto a ricorrere a soggetti esterni.

L’emorragia di personale in atto - calcolabile in almeno 600-700 unità all’anno - ha una seconda conseguenza nei confronti dell’utenza che quotidianamente si rivolge all’Inps: considerando che chi si rivolge mediamente all’istituto è costituito dalle fasce più deboli della popolazione, la mancata chiusura di pratiche in tempi accettabili fa venir meno la funzione di tutela sociale dell’istituto, e aumenta esasperazione e conflittualità.

Da nord a sud sono in aumento i casi di aggressione nei confronti di dipendenti Inps (da ultimo, in Puglia, un utente ha estratto dalla propria tasca un taglierino e un coltellino, ma è stato immediatamente bloccato dal personale di vigilanza). Come coordinamento nazionale Fp Cgil dell’Inps abbiamo da mesi avviato una campagna nazionale sulla sicurezza dei lavoratori, tesa a far inserire anzitutto il rischio aggressioni all’interno dei documenti di valutazione dei rischi degli uffici, così da far adottare all’amministrazione le conseguenti misure di tutela.

Un ulteriore aspetto su cui abbiamo portato l’attenzione, in occasione del presidio, riguarda il modello di servizio di cui l’istituto intenderebbe dotarsi per cambiare approccio nei rapporti con l’utenza: lo scorso dicembre, fu il presidente stesso a garantire che sarebbe stato creato un tavolo per individuare, insieme ai sindacati, un nuovo modello di servizio. Sono passati più di sei mesi, ma quel tavolo non è mai partito. Nel frattempo l’istituto avvia modelli sperimentali - ad esempio con il Comune di Milano - senza alcuna discussione sindacale. Similmente si rincorrono voci di possibili chiusure di agenzie su tutto il territorio nazionale, ma da questo processo i sindacati restano esclusi, nonostante le richieste di confronto.

Dulcis in fundo, si consideri la situazione dei conti, talmente disastrosa da aver indotto il governo - con la recente cosiddetta ‘manovrina’ - ad approvare la “completa dismissione del patrimonio immobiliare da reddito” dell’ente, al fine di utilizzare almeno una parte dei proventi per ripianare il deficit di bilancio. Stiamo parlando di decine di migliaia di unità immobiliari, del valore di circa due miliardi di euro. Consideriamo che dopo la bocciatura del bilancio da parte del Civ - che evidenziava, tra l’altro, proprio la pessima gestione del patrimonio oltre all’assenza di un piano dell’informatica - il ministro Poletti ha approvato il bilancio solo allo scopo di garantire il funzionamento dell’ente, ma ha altresì chiesto al presidente di dare attuazione a tutte le richieste del Civ.

A fronte di tutto ciò, il presidente Boeri appare impegnato ad utilizzare l’Inps e le sue banche dati al fine di fare studi, ricerche e proposte di legge. In sostanza ciò che ormai non regge più è un modello di governo dell’ente fondato sull’uomo solo al comando, non importa che sia un “mister 25 poltrone” o un professore bocconiano con possibili aspirazioni da ministro del lavoro. E’ necessario ripristinare e rafforzare organi collegiali, in grado di rappresentare un adeguato contrappeso alle scelte del presidente.

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