Il contratto collettivo di lavoro di oltre tre milioni di dipendenti pubblici non viene rinnovato dal 2009, con un conseguente danno economico che può essere stimato tra i 6mila e i 10mila euro complessivi. Nel frattempo, a partire dal 2008 con Brunetta e senza soluzione di continuità con i governi che si sono succeduti, le incursioni legislative sul contratto hanno prodotto una diminuzione delle prerogative della partecipazione sindacale. Oltre ad aver alimentato un effetto “caccia alle streghe” nei confronti di asseriti fannulloni, inizialmente additati come responsabili della voragine dei conti pubblici per poi scoprire la bufala quando, a fronte di una corposa riduzione di personale e delle retribuzioni, si è visto che il buco continua a crescere.

E’ propaganda utile solo ad invocare privatizzazioni di servizi che, fino a prova contraria, non diventano nè più economici per le casse pubbliche, nè piu efficienti. Calano solo retribuzioni e diritti per chi vi lavora. I casi dei cosidetti furbetti del cartellino - che siamo i primi a condannare - hanno contribuito a produrre un vulnus difficilmente recuperabile, che ha portato ad inaccettabili norme restrittive nei confronti di chi è gravemente malato, o anche a negare, di fatto, il diritto di difesa nei procedimenti disciplinari.

Esattamente due anni fa, dopo un percorso denso di attività vertenziale messa in atto dai sindacati del pubblico impiego, arriva la sentenza della Consulta che sancisce l’illegittimità del perdurante blocco della contrattazione. Da quella data l’attività per arrivare all’effettiva ripresa della contrattazione è diventata, per la Fp Cgil, incessante. Iniziative su inizative che hanno portato i sindacati a sottoscrivere con il governo il protocollo del 30 novembre 2016, che segna definitivamente la svolta.

C’è voluto ancora un po’ di tempo ma finalmente siamo arrivarti alla fase operativa. Lo scorso 27 giugno si è tenuto un incontro in Aran per stabilire un calendario di impegni: il 19 luglio parte la contrattazione per il rinnovo del comparto delle funzioni centrali.

Giova ricordare che i comparti di contrattazione sono stati ridotti, nel pubblico impiego, a quattro. Quello delle funzioni centrali raccoglie tre comparti (Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici) ed oltre 20 integrativi. La sola armonizzazione contrattuale, in un comparto che presenta notevoli differenze retributive e diversificati sistemi di produttività, sarà un percorso talmente complesso che al momento non ci dà nemmeno l’esatta percezione delle difficoltà che si incontreranno.

Ma la Fp Cgil è pronta. In un seminario full immersion sulla stagione contrattuale si è affrontatata la discussione sui temi collettivi, per analizzare successivamente quelli relativi ai singoli comparti di contrattazione.
Le relazioni sulle funzioni centrali, sulla sanità, sulle funzioni locali, hanno spaziato dal tecnico al politico, entrando quanto più possibile nel merito. Ne esce un impegno collettivo, che le delegazioni trattanti rappresentaranno al tavolo, che invoca il rispetto degli impegni assunti lo scorso 30 novembre.

Nel dettaglio non si dovrà scendere sotto un aumento tabellare di 85 euro, e trovare una risposta ad eventuali sperequazioni nei confronti dei percettori del bonus fiscale. Si dovranno tracciare percorsi esigibili per la costituzione dei fondi dedicati alla contrattazione decentrata che, oltre a stabilire la valorizzazione del personale, dovrà restituire alle nostre Rsu/Rsa potere contrattuale, con il superamento dei vincoli legislativi che limitano la partecipazione sindacale, e insinuandosi in tutti gli spazi lasciati liberi dalla legge per trasformare in vantaggio tutto ciò che non è espressamente vietato: ad esempio, nel confronto sull’organizzazione del lavoro. Eventuali sistemi di valutazione dovranno affrontare prioritariamente le performance collettive.

La valorizzazione delle competenze del personale dovrà vedere percorsi trasparenti e partecipati, e perchè sia fatto nel migliore dei modi sarà necessario rivedere un ordinamento professionale ormai non più cucito su questo mondo del lavoro.

E’ indispensabile trovare una soluzione al dilagante precariato, e procedere a stabilizzazioni di quel personale ormai necessario per la vita della macchina pubblica. Eventuale welfare contrattuale dovrà essere armonizzato, e comunque dedicato esclusivamente a prestazioni sociali.

In un contesto come quello attuale, dove persino quei pericolosi bolscevichi della Cgia di Mestre affermano che la pubblica amministrazione non va ridotta ma implementata e resa più efficace affichè agevoli la crescita del Pil, è il caso che il governo del paese prenda atto che il confronto con le organizzazioni sindacali non è un fastidio ma una reale necessità.

 

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