Anche se gli enti istituzionali disegnano un paese che, dopo dieci lunghi anni di crisi, ha iniziato a muoversi, gli italiani restano pessimisti. A segnalarlo è una indagine di Tecnè e Fondazione Di Vittorio, nella quale è stato registrato che il 20% degli intervistati teme un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni economiche nella stagione 2017-18, mentre il 70% pensa che non cambierà nulla, e un piccolo 10% si attende invece un miglioramento.

Rispetto allo scorso anno, e anche questo è un dato da non sottovalutare, soltanto il 4% degli italiani si sente economicamente più sicuro rispetto al 2016. Mentre il 32% considera peggiorata la propria situazione economica, e un 24% si sente più vulnerabile.

Nel complesso, solo il 22% degli intervistati da Tecnè e Fondazione Di Vittorio vive una condizione di serenità economica e sociale. Mentre il 46% racconta di trovarsi in una condizione instabile, e ben un terzo (il 32%) vive in difficoltà economiche. “Il lavoro svolge ancora un effetto positivo – segnala ancora il rapporto - ma in modo meno accentuato rispetto al passato”. Effetto diretto, con tutta evidenza, di una precarietà diventata in questi ultimi anni la cifra ultima del cosiddetto “mercato” del lavoro. Non per caso, fra i lavoratori dipendenti scende al 20% la quota di chi si ritiene con difficoltà economiche. La paura del domani poggia, purtroppo, su solida basi: “L’ascensore sociale rispetto al periodo pre-crisi si è bloccato per il 55% delle persone. Sale per un ristretto 7%, e al contrario scende per il 38% degli intervistati”. Conclusioni d’obbligo: “Si tratta di un fenomeno più volte denunciato, e che trova un’ennesima conferma in questi dati, di un lavoro che si impoverisce e si precarizza. Contribuendo a creare un generale effetto di scarsa fiducia, fortemente basato anche sul crescere delle diseguaglianze”.

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