Fare appello a tutte le forze sane della città - politiche, sociali, dell’associazionismo, del volontariato - per un’alleanza di scopo sui nodi centrali per il territorio.

Non è semplice in poche righe concentrare un’analisi e un giudizio sulla crisi di Roma, né tantomeno svolgere una riflessione compiuta sul ruolo del sindacato. La crisi della Capitale è il frutto di decenni di gestione discutibile, a cominciare proprio dal tanto decantato “modello Roma” di veltroniana memoria, che poggiava su un accordo coi poteri forti della città e che ha condotto fino alla degenerazione attuale.

Siamo passati, venendo ai tempi più recenti, da Alemanno il predatore (le centinaia di assunzioni in Atac ne sono la testimonianza) a Marino il marziano, defenestrato dal suo stesso partito dallo studio di un notaio, fino a giungere al governo surreale della Raggi, dimentica degli impegni presi in campagna elettorale e, soprattutto, della tanto decantata trasparenza nell’agire politico.

Una mala gestione, dunque, protratta nel tempo – pur con le dovute, sostanziali differenze – che però affonda le proprie radici nella madre di tutte le questioni, ossia il debito monstre accumulato nel corso del tempo, fino ad arrivare a circa 13 miliardi di euro.

Ma Roma non può essere trattata al pari delle altre realtà nazionali, per ragioni oggettive che sono all’attenzione di tutti (sede delle principali istituzioni nazionali, internazionali, del governo, di importanti aziende). Il governo centrale deve necessariamente farsi carico di contribuire a risolvere i problemi sul campo, pena il rischio di dover raccogliere le macerie prodotte da una cattiva gestione politica. Cominciando proprio dalla ricontrattazione del debito contratto con Cassa depositi e prestiti (che gestisce i soldi dei correntisti postali, quindi dei cittadini).

Proprio per questi motivi abbiamo deciso, come Cgil Roma e Lazio, di lanciare un appello a Regione, Roma Capitale, governo centrale e parti datoriali per condividere un percorso in grado di affrontare e risolvere alcuni dei problemi della città. L’appello è stato raccolto, ma con l’assenza eclatante del governo, ossia del soggetto che più di altri dovrebbe farsi carico della questione romana. Né il protocollo di relazioni sindacali firmato da Cgil, Cisl, Uil con la Raggi a luglio ha prodotto risultati apprezzabili.

Anzi l’unico risultato evidente è stato quello di decidere il concordato preventivo per Atac (ossia una procedura di fallimento) e subito dopo convocare i sindacati per “condividere” i tagli necessari al personale, al costo del lavoro, al contratto integrativo. Questo è lo stato dell’arte nelle relazioni con il comune di Roma.

Dall’altra parte c’è la città, con i suoi drammatici problemi oramai in tutti i settori strategici, dalla mobilità ai rifiuti, dal sociale all’acqua, passando per un’occupazione buona che cala e una precaria che cresce, una macchina amministrativa inefficiente e, non di rado, inefficace, un sistema di partecipate vicino al collasso, una crisi abitativa evidente ai più. Il tutto condito da una dose di razzismo che progressivamente cresce in una città che brucia.
Ci troviamo di fronte ai due corni del problema: la strategia che si mette in campo per affrontare i mali di Roma e la problematicità degli stessi.

Fatta e rifatta l’analisi sui secondi e avendo partorito anche proposte precise per i diversi settori rimane da decidere come proseguire.

Che l’operazione tentata a luglio cercando di dialogare con la Raggi e di coinvolgere i soggetti istituzionali sia semplicemente fallita, credo sia un fatto sufficientemente oggettivo.

Su come dobbiamo proseguire stiamo discutendo nell’organizzazione. Da parte mia ritengo che la via sia obbligata, pensando che il rapporto con Cisl e Uil non possa essere ostativo rispetto ad una strategia rivolta ad una condizione oramai drammatica.

La strada è quella di fare appello a tutte le forze sane della città, politiche, sociali, dell’associazionismo laico e cattolico, del volontariato, per lanciare un’alleanza di scopo e aggredire i nodi per noi centrali per il territorio, costruire una mobilitazione la più larga possibile, provando a fare massa critica contro una gestione della politica autoreferenziale, per promuovere soluzioni a problemi complessi.
A difficoltà eccezionali, si deve rispondere con soluzioni eccezionali.

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