Non decolla la riforma “a costo zero”. A farne le spese sono i lavoratori e il servizio: attività ispettiva fortemente calata e politiche attive completamente assenti. 

Dopo quasi un anno dalla costituzione dell’Inl (Ispettorato Nazionale del Lavoro) e dell’Anpal (Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro), le due agenzie del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, può iniziare a trarsi un primo bilancio dell’operazione.

E non può ritenersi positivo.

Diversi i nodi ancora da sciogliere. Il primo e il più importante è certamente quello delle risorse economiche, da cui derivano gli altri.

I decreti legislativi istitutivi delle due agenzie, infatti, ne hanno previsto la nascita “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Questo sta fortemente limitando le possibilità di affrontare tutti i problemi che, nel corso di questi mesi, si sono presentati.

Bisogna formare il personale coinvolto? Sì, ma a costo zero. Si deve costituire una banca dati unitaria delle ispezioni, per evitare duplicazioni negli accessi? Per ora non si può, perché non vi sono risorse. C’è bisogno di personale - anche dirigenziale - per ridurre i carichi di lavoro e far decollare i nuovi soggetti? Compatibilmente con le (scarsissime) risorse esistenti. Qualunque sia stata la proposta sindacale presentata in questi mesi, il “mantra” del costo zero è stata la risposta automaticamente ricevuta.

Come Funzione Pubblica Cgil, avevamo evidenziato che un’operazione complessa, come quella voluta dal precedente governo, avrebbe richiesto un cospicuo investimento finanziario, magari pianificando il rientro dei capitali investiti con tempi precisi, considerando altresì che uno dei due soggetti neo-costituiti - l’Inl - svolge un’attività che garantisce introiti per le casse dello Stato.

A questo elemento si aggiunge anche la guerra fra amministrazioni cui abbiamo assistito: il ministero del Lavoro ha posto in essere degli atti che potremmo definire di vero e proprio boicottaggio amministrativo del dettato normativo. Così, ad esempio, la convenzione tra ministero e Inl – che serve a disciplinare i rapporti tra i due enti e, ancor più, con cui il ministero assegna gli obiettivi all’Inl – è stata presentata solo ad agosto, mentre avrebbe dovuto essere uno dei primissimi atti successivi alla nascita del nuovo ente. Da gennaio scorso, il ministero ha trattenuto lavoratori che avrebbero dovuto lavorare per l’Inl, continuando a farli lavorare per sé, pur essendo pagati dall’Inl. Ancora: da mesi abbiamo chiesto la ripartizione dei fondi Fua fra i tre soggetti per poter avviare una discussione sulle progressioni economiche del personale ma, ad oggi, il tavolo non si è ancora aperto e si corre il serio rischio che, anche quest’anno, il personale dei tre enti non possa beneficiare delle progressioni.

A fronte di tutto ciò, lo scorso 14 giugno, i tre segretari sindacali delle Funzioni Centrali hanno scritto al ministro Poletti, chiedendogli un incontro. Quella lettera è ancora in attesa di una risposta.
In effetti, il dato che più sconcerta in questo quadro è il totale e assordante silenzio del vertice politico.

In pratica, il ministro Poletti, che aveva fortemente voluto questa riforma, prima ha accettato che si facesse a costo zero e poi ha lasciato che le amministrazioni coinvolte si facessero la guerra, dimostrando un totale disinteresse al governo interno della sua stessa amministrazione.

A fare le spese di tutto questo sono i lavoratori e il servizio reso: i numeri dell’attività ispettiva sul territorio sono fortemente calati e le politiche attive – che, nelle intenzioni del precedente governo, avrebbero dovuto essere finalmente introdotte – continuano a essere completamente assenti.

Alla luce (si fa per dire) di tutto questo, abbiamo proclamato lo stato di agitazione del personale dei tre enti su tutto il territorio, perché non possiamo tollerare la superficialità con cui si proclamano riforme, senza poi impegnarsi realmente nella loro concreta attuazione, lasciando interi apparati amministrativi in balia di sé.

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