Le elezioni del 24 settembre hanno cambiato profondamente il panorama politico tedesco. Angela Merkel ha vinto come previsto ma il suo partito, la Cdu, ha perso più di 8 punti sulle ultime elezioni. Un risultato del 33%, tutt’altro che eccellente. Hanno perso in particolare i socialdemocratici. Col 20,5% hanno toccato il loro minimo storico, un vero disastro.I vincitori di queste elezioni sono l’estrema destra di Afd, diventata la terza forza politica nel parlamento col 12,6%, e i liberali, rientrati in parlamento col 10,7 %. Anche i due altri partiti hanno aumentato il loro risultato rispetto alle ultimi elezioni. Die Linke ha ricevuto oltre mezzo milioni di voti in più, raggiungendo il 9,2 %, e superando di nuovo i Verdi all’8,9 %, meglio di quanto si temeva.

Il risultato significa senz’altro una cesura nella politica tedesca. C’è una svolta a destra. Il sistema Merkel è arrivato alla sua fine. Continuare come prima non e più possibile. Non si può solo amministrare lo status quo confidando quasi ciecamente nella forza dell’industria tedesca.
Le contraddizioni sociali, con un settore di lavoro precario molto ampio e la paura di molta gente per un futuro insicuro, sono troppo grandi. Questo malumore diffuso si esprime nel voto per la Afd, in particolare nell’est, dove è diventata la seconda forza politica con più del 20%. L’estrema destra ha strumentalizzato con successo i timori e i problemi collegati alla migrazione e una politica nazionalista, xenofoba e razzista. La questione dei rifugiati ha certamente giocato un ruolo importante nella campagna elettorale, ma i problemi sono molto più complessi e non possono essere ridotti alla questione della migrazione. Particolarmente all’est, ma non solo, la paura di essere trascurati e di un declino sociale è l’elemento cruciale che spiega questo voto per l’estrema destra.

Naturalmente anche il voto per la sinistra è un voto contro il malessere sociale. La campagna e il programma elettorale della sinistra erano caratterizzati dalle richieste di una politica di giustizia sociale, di democrazia, di disarmo e pace con cui la Linke ha avuto successo. Non pochi voti della sinistra sono passati alla destra. Ma la stragrande maggioranza dei voti passati alla destra viene dai democristiani, più di un milione. Die Linke ha perso all’est e guadagnato all’ovest. Malgrado le perdite all’est questo risultato è in tutto incoraggiante per il futuro del partito, anche per il forte successo tra i giovani. Il risultato della Linke è senza dubbi un elemento positivo nell’ambito europeo.

Dopo il risultato, la socialdemocrazia ha subito dichiarato di andare all’opposizione, un passo logico e inevitabile. La spinta iniziale dopo l’arrivo di Schulz è scoppiata come una bolla di sapone. Promuovere la giustizia sociale senza contenuti concreti è troppo poco, ignorando anche che la Spd è stata parte del governo per molti anni. È ora che la Spd inizi finalmente un processo di autoriflessione sulla sua strategia politica. Essere all’opposizione è una opportunità per farlo. Un neoliberismo light non serve. La Spd deve ricordarsi delle sue radici. In questo contesto, è decisivo cosa faranno i sindacati, da sempre l’alleato più importante dei socialdemocratici. Il necessario processo di rinnovamento dei socialdemocratici richiede anche uno sforzo da parte dei sindacati per superare il prevalente corporativismo, assumendo il loro ruolo politico.

Con la Spd all’opposizione una coalizione tra democristiani, liberali e verdi (la cosiddetta “Giamaica”) rimane l’unica possibilità per fare un governo. I contrasti tra questi partititi sono considerevoli - meno tra i democristiani della Merkel e i verdi, ma tra i liberali e i verdi e, particolarmente, tra la Csu, sorella bavarese della Cdu, e i verdi. Anche se in Baviera ha vinto tutti i mandati diretti, la Csu ha perso enormemente, andando sotto la soglia del 40%. Un disastro per un partito che aspira sempre alla maggioranza assoluta. E l’anno prossimo ci saranno elezioni in Baviera.

La Csu si intende come un partito conservatore che non vuole rivali a destra. Malgrado questi contrasti un governo “Giamaica” è possibile perché i verdi, già in campagna elettorale, hanno dichiarato di voler formare un governo con i democristiani e anche i liberali sono favorevoli a essere parte del governo. Le trattative saranno sicuramente lunghe e difficili. Come sia, la situazione politica è più fragile di prima. È troppo presto per dire in quale direzione andrà il futuro governo.

Schäuble non è più ministro delle finanze, ma questo non vuol dire che il futuro governo sarà meno rigido sulla politica europea. Dall’altro lato, però, questa costellazione offre alla sinistra anche possibilità di fare una chiara politica d’opposizione a condizione che Die Linke e la Spd si mettano d’accordo almeno su alcuni punti centrali. Cosa che richiede sforzi considerevoli da parte di tutti e due.

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