La stagione contrattuale che la Flc Cgil si appresta ad aprire è di straordinaria importanza, dopo oltre otto anni di blocco contrattuale. Si rimettono in moto i rinnovi dei settori pubblici, dando seguito a quanto conquistato da Cgil Cisl e Uil nel protocollo del 30 novembre, e per la prima volta i “settori” della conoscenza si trovano ad essere rappresentati in un unico contratto.

Il protocollo del 30 novembre conteneva altri punti importanti: il tema delle risorse da destinare ai Ccnl (i famosi 85 euro); la revisione della legge Brunetta e la riscrittura del testo unico sul pubblico impiego (per un riequilibrio a favore della contrattazione); la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. L’allora governo Renzi, sperando di portare a casa la riforma costituzionale, aprì per la prima volta al confronto con i sindacati sulle tematiche del pubblico impiego, e fu costretto ad attuare la sentenza 178/2015 della Consulta sull’illegittimità del reiterato blocco del rinnovo dei contratti pubblici, mettendo le basi per la riapertura della stagione contrattuale.

La prolungata crisi economica e il perdurare delle politiche di austerità hanno prodotto un incremento delle diseguaglianze, un arretramento dei diritti sociali e del lavoro, un taglio pesante alle retribuzioni con un spostamento della ricchezza dal lavoro al capitale senza uguali nella storia di questo paese. Tutto ciò ha avuto effetti regressivi anche nei settori della conoscenza, attraverso i numerosi interventi normativi degli ultimi anni, dalla legge Brunetta alla 122/2010 (impose il blocco contrattuale e soppresse alcuni enti di ricerca), dalla legge 107/2015 (la “buona scuola”) alla 240/2010 per l’università, passando per le continue riforme degli Epr o quelle mancate delle accademie e conservatori. Obiettivo dichiarato la restrizione degli spazi di autonomia, la compressione delle forme di autogoverno a vantaggio di una dirigenza sempre più dirigista, la marginalizzazione della rappresentanza e del ruolo del sindacato.

In questo difficile contesto, la sfida per la Flc è riconquistare il contratto, pur sapendo che la riforma Madia non ha modificato come avremmo voluto le norme sul pubblico impiego, e che le risorse stanziate sono ancora insufficienti. Non vogliamo un contratto qualunque, ma il primo contratto dell’Istruzione e Ricerca, che getti le basi del nuovo comparto, punti a riconquistare spazi di democrazia, rimetta la contrattazione al centro, e dia risposte alle aspettative di riconoscimento professionale e dignità del lavoro. Un contratto che sappia salvaguardare le specificità dei settori e sia inclusivo di tutte le figure precarie impiegate nei luoghi della conoscenza.

Rivendichiamo un incremento salariale nel triennio non inferiore agli 85 euro medi mensili per tutte e tutti sul tabellare, e la sterilizzazione del meccanismo del cosiddetto “bonus Renzi” di 80 euro, per non intaccare le risorse contrattuali destinate. Rivendichiamo risorse straordinarie e aggiuntive per avviare un progressivo recupero salariale credibile, dopo 8 anni di blocco, che sia in grado di recuperare il gap con le retribuzioni europee, contrasti la “fuga dei cervelli” e renda attrattivo il nostro sistema della conoscenza: gli 85 euro non bastano a rispondere alle legittime richieste dei lavoratori. Vogliamo la conferma dei meccanismi degli scatti di anzianità e l’estensione a tutto il nuovo comparto dell’esperienza riconosciuta sotto forma di automatismi retributivi.

Il contratto dovrà regolare qualsiasi risorsa retributiva o voce di salario, qualunque sia la provenienza, come nel caso della 107 nella scuola e della 218 negli Epr; nonché tutte le materie sottratte dalla legge alla contrattazione e rimandate agli atti unilaterali delle dirigenze. Rivendichiamo l’equiparazione di tutti i diritti fra il personale a tempo indeterminato e determinato e l’inclusività per tutti i contratti atipici, compresi gli assegni di ricerca.

Diciamo ‘No’ alla valutazione individuale, e vogliamo il superamento della performance per tutti gli addetti al comparto. Rivendichiamo risorse aggiuntive per riconoscere lo sviluppo professionale e il diritto alla carriera, in funzione degli specifici ordinamenti professionali esistenti. Un contratto, infine, che rafforzi il ruolo della contrattazione decentrata e delle Rsu.

Il primo contratto del comparto Istruzione e Ricerca dovrà parlare ai settori specifici di provenienza con una parte comune, condivisibile, di valori e argomenti, e quattro specifiche sezioni per salvaguardare le peculiarità professionali consolidate storicamente e contrattualmente, che non possono essere ignorate.

La Flc Cgil è pronta alla sfida e alla mobilitazione, a partire dalla verifica delle risorse nella legge di stabilità. Ha avviato un ciclo di assemblee e di consultazione dei lavoratori della conoscenza, in attesa che il governo emani l’atto d’indirizzo per avviare il tavolo negoziale all’Aran.

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