Braccianti immigrati, sindacati, chiesa locale e associazionismo uniti nella difesa e riqualificazione del dormitorio di Brindisi, contro le aggressioni fasciste e razziste.

La minoranza rumorosa (amplificata da tv e giornali) fascista e razzista che si esprime sul web, e anche nelle piazze e nei quartieri delle città, se non viene prontamente fronteggiata potrebbe pericolosamente assumere dimensioni più consistenti, com’è già avvenuto in altri paesi del globo. La destra razzista ha come fondamento la lotta dei poveri contro altri poveri. La disoccupazione come conseguenza “dell’invasione dei migranti”. Ovviamente tutto falso, ma il popolo bue della dipendenza televisiva ci crede. Bisogna ribaltare questo nefasto, devastante senso comune, per affermare una rinnovata unità di classe fondata sulla difesa di tutti i poveri di tutti i colori.

Naturalmente non è impresa che la Cgil e il sindacato in generale possa affrontare da solo. Bisogna, come già sta avvenendo in molte città, fare rete, innanzitutto con le associazioni come l’Anpi, l’Arci, Libera, e le varie associazioni volontarie che si occupano dei migranti. Ma soprattutto con la chiesa, specie in questo particolare momento di un papato che sulla questione dei migranti e dell’accoglienza si sta spendendo non poco, e con posizioni che un tempo erano di coerenti grandi forze e partiti di sinistra di massa con forte identità di classe. Non a caso, quando tutti si ritraggono dal prendere posizioni contro i rigurgiti razzisti e fascisti, le cattedrali ospitano i migranti senza fissa dimora, o quelli cacciati dai ghetti andati al rogo.

Difendere i lavoratori migranti nei luoghi di lavoro, e chiedere il rispetto dell’applicazione dei contratti e della legge 199 contro lo sfruttamento e il caporalato, è certamente il primo compito del sindacato, ma non basta. Il vero capovolgimento del senso comune che ci spetta è quello di far comprendere a tutti i lavoratori e a tutti i poveri che il nemico non è lo straniero, il musulmano, specie se nero, ma quelli che ci dominano dall’alto della piramide sociale.

Bisogna ricostruire un nuovo senso comune, che renda visibili i padroni con tutto il loro carico di viscerale odio di classe, che vorrebbero costruire un nuovo ordine caro agli estimatori di vecchie e nefaste pagine di storia, che sognano un esercito di schiavi sottopagati e sottomessi, senza più contratti e sindacati, compresi quelli moderati che in questi ultimi anni sono stati disponibili a firmare, con Confindustria e governi vari, di tutto e di più.

Sul terreno della lotta al razzismo e al fascismo stiamo sperimentando a Brindisi percorsi molto interessanti di contrasto alla xenofobia. Gli ospiti africani del dormitorio pubblico, quasi tutti braccianti agricoli, la Cgil, anche Cils e Uil, insieme alle forze della sinistra di opposizione, Libera, l’Anpi, l’Arci, la Caritas e la parrocchia del quartiere Paradiso (quartiere difficile e per niente paradisiaco…), con l’attivissimo e minacciato don Cosimo Zecca, stanno dando vita ad una pratica di presidio territoriale democratico, di antifascismo e antirazzismo. A tutto ciò bisogna aggiungere l’egregio lavoro che i commissari prefettizi stanno svolgendo sul terreno della legalità e del rispetto del diritto all’accoglienza dei migranti, procedendo speditamente al risanamento del dormitorio pubblico, e alla straordinaria decisione di mettere a disposizione dei braccianti agricoli migranti le strutture immobiliari abitative sequestrate alla Sacra corona unita, la mafia pugliese.

Praticare l’antirazzismo e l’antifascismo con coerenza dà i suoi buoni frutti. Con ogni probabilità a metà novembre, tutte queste forze, movimenti ed associazioni, promuoveranno una grande manifestazione unitaria, antirazzista e antifascista a Brindisi. Bisogna osare, e agire. Cambiare il senso comune sull’immigrazione, sulla povertà, sul disagio sociale è cosa molto difficile in un regime videodipendente, ma non impossibile.

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