Per chi ha stomaco, è rintracciabile in rete un filmato di oltre mezz’ora che lascia pochi dubbi sull’operato criminale della guardia costiera libica nell’incidente in mare costato la vita a più di cinquanta migranti, per lo più donne. Il video esclusivo di Sea Watch, l’ong tedesca che con la sua nave era stata inviata sul posto dal centro di coordinamento dei soccorsi di Roma, ha ripreso minuto per minuto l’intervento compiuto a circa 30 miglia dalle coste libiche.

Una volta sulla terraferma, la polizia di Ragusa ha raccolto numerose testimonianze. Ma non è stato ascoltato l’unico volontario italiano, Gennaro Giudetti, 26 anni, membro del team di soccorso della Sea Watch. Nel corso di una intervista a Radio Radicale, Giudetti ha raccontato di avere assistito a una vera strage. E nel parapiglia in acqua, a pochi metri dalla motovedetta libica, “ho dovuto scegliere chi salvare e chi lasciare affogare. Non è giusto”.

Non è giusto: anche l’Alto commissariato Onu per i diritti umani la pensa così, tanto da mettere nero su bianco che la collaborazione tra Ue e Libia per fermare il flusso di migranti è disumana. “La politica dell’Unione europea di sostegno alla guardia costiera libica, perché intercetti i migranti e li consegni alle terrificanti prigioni in Libia, è un oltraggio alla coscienza dell’umanità. Il sistema di detenzione per migranti è irrecuperabile: una situazione già disperata è diventata catastrofica”.

A chi poi pensa che si possa mantenere questa situazione, magari indorando la pillola, l’Alto commissariato chiude meritoriamente la porta in faccia: “La comunità internazionale non può pretendere di risolvere migliorando le condizioni di reclusione. I prigionieri non hanno alcuna possibilità di contestare la legalità della loro detenzione e non hanno accesso a un aiuto legale. Solo le alternative alla detenzione possono salvare le vite dei migranti”.

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