Le lavoratrici degli appalti scolastici garantiscono tutti i giorni, nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, i servizi di ristorazione, ausiliariato e pulizie (con contratto del turismo o dei multiservizi), nonché i servizi di assistenza alla persona (contratto delle cooperative sociali). Sono contratti part-time che spesso non arrivano alle 15/20 ore a settimana. Sono tutte dipendenti da aziende-cooperative (più o meno sociali) cui le amministrazioni pubbliche appaltano servizi indispensabili per la funzionalità delle scuole italiane.

Queste lavoratrici sono le uniche prive di qualsiasi sostegno al reddito (né Naspi, né Fis, non ricevono neppure gli assegni famigliari) quando involontariamente sono senza lavoro, ovvero ogni estate da giugno-luglio a settembre. Subiscono una penalizzazione anche per l’accesso alla pensione. Devono lavorare come minimo 52 anni e 6 mesi per maturare 40 anni di contributi. Infatti a loro, come a tutte le lavoratrici con part-time verticale ciclico, l’Inps non considera per l’accesso alla pensione 52 settimane all’anno, ma solo 40 o 44 a seconda che lavorino nelle materne o nelle elementari, ulteriormente ridotte a causa dei minimali Inps.

Così una lavoratrice part-time, con 15 ore di lavoro settimanale per ogni anno di lavoro, non si vede riconosciute nè 52 settimane, nè le 40-44 lavorate, ma solo 29. Una situazione in contrasto con la ‘clausola 4’ dell’allegato alla direttiva del Consiglio europeo 15 dicembre 1997, 97/81/CE, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’Unice, dal Ceep e dalla Ces.

La sentenza della Corte di Giustizia Europea del 10 giugno 2010 ha affermato che il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo parziale e a tempo pieno, ex ‘clausola 4’ accordi quadro, implica che l’anzianità contributiva ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione sia calcolata per il lavoratore a tempo parziale come per un posto a tempo pieno.

E’ un principio ribadito dalla Corte di Cassazione: “L’anzianità contributiva utile ai fini della determinazione della data di acquisizione del diritto alla pensione sia calcolata per il lavoratore a tempo parziale come se egli avesse occupato un posto a tempo pieno, prendendo in considerazione i periodi non lavorati”.

Per affrontare le diseguaglianze che vivono queste “lavoratrici povere” (la gran parte non ha neppure usufruito degli 80 euro ‘di Renzi’, in quanto non arrivano ad un reddito di 8.000 euro annui), la Filcams, a partire dalla Lombardia, ha definito da tempo una strategia, collegando all’iniziativa sindacale quella vertenziale e quella politica, che sta dando i suoi frutti.

Abbiamo proceduto con una campagna informativa tra le lavoratrici che hanno due contratti diversi (multiservizi e turismo), dipendono da decine e decine di aziende diverse e sono disperse in migliaia di scuole (solo a Milano sono oltre 2mila lavoratrici divise in circa 450 plessi). Poi abbiamo dato il via alle manifestazioni, con presidi sotto le prefetture di varie province lombarde per sollecitare il governo ad intervenire. Quindi abbiamo sollecitato le lavoratrici a promuovere una vertenza nei confronti dell’Inps, a partire dal pronunciamento della Corte di giustizia europea, e abbiamo introdotto le prime cause pilota a Milano. Solo in Lombardia oltre 2.250 lavoratrici hanno dato mandato alla Filcams di intraprendere la via vertenziale.

Le prime cinque cause introdotte presso il tribunale di Milano hanno visto Inps soccombere e costretto al pagamento delle spese di giudizio. Se non interverranno modifiche legislative, sul bilancio dell’Inps graverebbero 4,5 milioni solo per spese di lite del primo grado di giudizio nella regione Lombardia.

La Filcams ha in questi giorni lanciato una campagna nazionale per generalizzare le vertenze. Nel contempo, a partire da Brescia, abbiamo iniziato una pressione nei confronti dei parlamentari eletti nella circoscrizione e dei componenti delle commissioni lavoro di Camera e Senato, iniziative poi portate avanti in altri comprensori della Lombardia e dalle segreterie di Filcams, Fisascat, Uiltucs e Uil Trasporti nei confronti di tutti i parlamentari lombardi.

Questa azione ha fatto sì che Pd, Movimento 5 Stelle e Mdp siano intervenute a sostegno delle nostre richieste, e che oggi vi siano almeno due emendamenti alla legge di stabilità 2018 in discussione alla Camera. Nei prossimi giorni sapremo se il governo accoglierà gli emendamenti.

Oggi in Italia ci sono 4 milioni 355mila lavoratori part time; buona parte di loro non raggiunge i 10.440 euro annui, ovvero il minimale Inps per l’accredito di 52 settimane. Lavoratori che, dopo aver vissuto una vita lavorativa con bassi redditi e senza alcuna possibilità di risparmio, avranno una pensione irrisoria e dovranno lavorare più anni per potervi accedere. Un problema che tutta la Cgil deve seriamente affrontare.

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