Una buona notizia: dopo un lungo e approfondito dibattito, il Parlamento italiano ha approvato il biotestamento, che così diventa legge dello Stato. Da commentatori anche schierati su fronti politici diversi, è stato osservato che in questa occasione l’assemblea degli eletti dal popolo ha mostrato una capacità legislativa di alto livello, approvando una legge nell’interesse tanto del singolo quanto della pubblica collettività.

Con il biotestamento, viene riconosciuto il diritto di ciascuno di noi di decidere sulle cure che vorremo accettare, se un giorno non fossimo più in grado di comunicare una decisione del genere. In altre parole, e nel concreto, se un incidente o un malore improvviso ci lasciassero in un coma vegetativo, senza speranza di tornare a un minimo di vita sostenibile, ora è possibile decidere in anticipo se volere, o non volere, essere curati fino all’ultimo.

La tragedia indimenticabile di Eluana Englaro è stata raccontata agli italiani e alle italiane dalla voce di suo padre Beppino, che per tanti, tanti anni ha mostrato una eccezionale forza d’animo. E che ha dato una spinta determinante, così come ha fatto Mina Welby a nome di migliaia di cittadini che hanno vissuto casi analoghi, a far sì che lo Stato italiano abbia fatto un passo avanti. Riconoscendo un diritto di libertà, di coscienza, e di azione.

Si tratta di un elemento di civiltà, che arricchisce anche la cultura di un paese come l’Italia, che proprio sulle lotte per il riconoscimento dei diritti civili e sociali ha scritto le pagine migliori dei suoi settant’anni di vita repubblicana. Lotte per i diritti civili e sociali che i lettori e i sostenitori di Sinistra Sindacale ben conoscono, avendole vissute in prima persona da attivisti o da delegati dei lavoratori.

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