Il numero 2/2017 della rivista delle Politiche Sociali.

La Rivista delle Politiche sociali ha dedicato il numero 2 del 2017 al welfare occupazionale (cioè rivolto ai lavoratori). In specie analizzando il rapporto, più o meno virtuoso, tra welfare contrattuale e welfare pubblico. Un rapporto assai delicato, come argomentano i vari saggi che compongono il volume. E con incastri difficili da realizzare e da rendere virtuosi, per più ragioni che vengono analizzate da diversi punti di vista.

Anzitutto, comparando la letteratura esistente, viene fornita una definizione e una descrizione del welfare occupazionale, e proposta una griglia per analizzare le principali sfide che emergono dall’espansione del welfare occupazionale, nel quadro della più complessa trasformazione del welfare italiano. Che ha visto progressivamente un arretramento del ruolo tradizionalmente centrale dello Stato (del sistema pubblico in generale) e della famiglia. E una crescita, guidata da precise scelte politiche e fiscali, delle sfere del mercato e delle associazioni intermedie nel campo della protezione sociale.

Emerge con chiarezza che, accanto alle promesse, vi sono rischi e criticità del welfare occupazionale, in specie di quello di origine contrattuale. Vengono analizzati i possibili “incastri” (ma anche le incompatibilità) tra le forme di welfare pubblico e i nuovi schemi di welfare occupazionale. Emerge la questione degli esclusi dal welfare occupazionale: inoccupati, precari o pensionati. E viene analizzato il paradosso dei vantaggi fiscali offerti al welfare contrattuale: cioè risorse pubbliche universali, di tutti, destinate ad agevolare una platea ristretta di lavoratori e di imprese.

Il tema si articola in tre parti. Nella prima sono le “Regole” ad essere approfondite, in specie le novità introdotte dalle leggi di stabilità 2016 e 2017. Nella seconda parte si trattano le “Politiche”, cioè i programmi e le misure di welfare occupazionale nei diversi settori di politica sociale (pensioni, sanità, conciliazione) con uno sguardo all’esperienza della bilateralità. L’ultima parte riguarda i principali “Attori” che operano sulla scena del welfare occupazionale: sindacati e associazioni datoriali. Gli argomenti affrontati riguardano sia gli aspetti di natura contrattuale che quelli legati agli effetti del welfare occupazionale sul welfare pubblico.

Per gli aspetti contrattuali, ci si chiede, ad esempio, quale politica salariale (in senso lato) deriva dal crescente peso del welfare contrattuale e dal nuovo dilemma per la contrattazione integrativa (e per i lavoratori), con la scelta tra premio di produttività e welfare aziendale. Le analisi sullo scambio salario-welfare, e sulla decontribuzione di questi benefit per il lavoratore, esprimono forti preoccupazioni. Viene quindi analizzato come il welfare contrattuale possa condizionare la stessa natura del sindacato (segnalando in questo caso anche le convergenze e le divergenze strategiche in casa sindacale, in particolare tra Cgil e Cisl).

Per quanto riguarda gli effetti sul welfare pubblico e universale, diversi interventi analizzano quanto il welfare contrattuale sostenga o, al contrario, possa intaccare il welfare universale: è il caso dei costi nascosti per la sanità complementare e del suo impatto sulla sanità pubblica, o nel caso della difficile integrazione fra previdenza pubblica e privata in Italia, degli effetti del premio in welfare, riscosso oggi, rispetto al valore della pensione, da riscuotere domani.
Una particolare attenzione è dedicata, con due saggi, al rapporto tra welfare contrattuale e politiche di conciliazione, tra uguaglianza di genere e tempo per la cura; anche con un’analisi comparata tra la situazione in Germania e in Italia. Chiude la sezione tematica il segretario nazionale Cgil, Franco Martini, con il saggio “La nuova stagione del welfare contrattuale”, che offre una riflessione sulle opportunità, sui rischi e sulle strategie e le scelte del sindacato rispetto al welfare occupazionale-contrattuale, in particolare sulla relazione tra quest’ultimo e il welfare pubblico.

Emerge con chiarezza come il welfare di origine contrattuale abbia bisogno di essere orientato a una funzione integrativa e non sostitutiva del welfare universale. E ancor più di come non si debba concepire il welfare contrattuale in funzione di supplenza di fronte ad un indebolimento del welfare universale (si pensi al Servizio sanitario nazionale). Per garantire diritti e inclusione bisogna investire nel welfare pubblico. E provare a costruire soluzioni di welfare contrattuale a sostegno anche del welfare locale.

La Rivista rappresenta uno spazio di approfondimento e di riflessione rivolto al mondo accademico e della ricerca, e contemporaneamente uno strumento concreto per sostenere il lavoro del sindacato.

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