“Graziella Mascia ci ha lasciati salvaguardando fino all’ultimo ciò che portava a noi di prezioso, la sua dignità, un senso profondo della vita, quell’intima coerenza che aveva a lungo coltivato anche quando il cammino si era fatto aspro.” La frase di Fausto Bertinotti è più di una fotografia. Descrive lo spirito di una donna, una combattente gentile e determinata, che non aveva smarrito se stessa neanche davanti all’implosione della sinistra e all’incedere di una malattia terribile.

Si iscrive giovanissima al Pci (1972) quando, da operaia dell’Amsa, partecipa attivamente alla vita politica e sindacale milanese seguendo le orme del sindacalista Cgil e parlamentare comunista Giuseppe Sacchi. Legata alla componente operaista e ortodossa del comunismo milanese, nel Pci di Berlinguer fece parte del comitato centrale. Si oppose alla svolta della Bolognina, e scelse anche lei di fondare Rifondazione comunista. Del Prc fu l’anima e il volto milanese per tutti gli anni ‘90: segretaria provinciale per cinque anni, consigliera comunale, consigliera regionale tra il 1995 e il 2000. Ruppe con Cossutta nel 1998, rimanendo nel Prc alla scissione dei Comunisti italiani.

Da coordinatrice della segreteria di Bertinotti diventa una delle sponde politiche per chi, come chi scrive, puntava alla contaminazione e alla internità del Prc con i movimenti altermondialisti. Graziella vedeva nella rivolta di Seattle i germi di un nuovo movimento operaio internazionale, che finalmente si faceva strada dopo le macerie del muro di Berlino. Guida la delegazione Prc al primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre nel gennaio 2001. E’ in quei giorni che si cementa fra di noi una conoscenza meno formale e più profonda.

Da Porto Alegre torniamo trasformati, decisi ad investire l’organizzazione giovanile e il partito tutto nella preparazione della contestazione al G8, sei mesi dopo a Genova. Mentre con Peppe De Cristoforo, coordinatore dei Giovani comunisti, contribuivamo a tessere le fila di quello che sarebbe stato il Genoa social forum cercando di tenere insieme disobbedienti, centri sociali, ambientalisti, pezzi di sindacalismo e mondo cattolico ed associativo, Graziella veniva eletta deputata proprio in Liguria.

In quella pattuglia di parlamentari Graziella divenne vicepresidente del gruppo e si mise a disposizione del movimento con generosità straordinaria. Ci trovammo così davanti alla Diaz quella notte lunghissima del luglio 2001, a fronteggiare a mani nude i cordoni di carabinieri e polizia mentre stava avvenendo la “macelleria messicana”. Con il tesserino in mano si gettò su uno dei sacchi neri portati fuori: meno male, non c’erano persone ma “solo” le false prove su cui lo Stato provò a giustificare la mattanza. Insieme andiamo a conoscere i genitori di Carlo Giuliani, andiamo per le carceri genovesi a rintracciare manifestanti stranieri di cui i parenti avevano denunciato la scomparsa.

Quei giorni sul campo servirono tantissimo all’indagine conoscitiva della Commissione affari costituzionali della Camera. Graziella scrisse una straordinaria e dettagliata relazione di minoranza, poi pubblicata in un opuscolo venduto in migliaia di copie dal titolo “Genova per noi”. Nella sventurata legislatura del secondo governo Prodi – fra il 2006 e il 2008 - Graziella venne rieletta nella sua Lombardia ma non si dimenticò di Genova. Portava la sua prima firma la proposta di legge per istituire una vera commissione di inchiesta, affossata dal centrodestra con il voto determinante dell’Idv di Antonio Di Pietro.

Con le elezioni anticipate, il Prc e l’intera sinistra si ritrovò fuori dal parlamento, cancellata dal voto utile di Veltroni e dallo scarso appeal della Sinistra arcobaleno. Entrambi fummo eletti, in un drammatico Comitato politico nazionale, nel comitato di gestione che sostituì la segreteria nazionale, con il compito di traghettare il partito al congresso straordinario. Per la prima volta Graziella ed io ci trovammo in due fronti opposti: lei con la mozione Vendola, io con quella Acerbo. Fu per entrambi un fatto molto doloroso vedere la nostra comunità lacerarsi fino alla scissione. In quel cupio dissolvi, Graziella mantenne l’incarico di vicepresidente della Sinistra europea, l’ultima struttura comune che avevamo voluto con tenacia, convinti che alla globalizzazione potevamo resistere e costruire alternative solo in un ambito almeno continentale.

Graziella non si è mai arresa. Ha scritto libri. Ha fondato una scuola e l’associazione “AltraMente”. E’ stata una straordinaria madre e nonna. Davanti alla malattia ho visto una donna in piedi, con la stessa caparbietà e determinazione che aveva davanti alla Diaz. E’ stato un immenso onore conoscerti e lottare insieme.

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