Il Forum Sociale Mondiale 2018 si è svolto a Salvador do Bahia, dal 13 al 17 marzo scorsi. Sarà purtroppo ricordato per il brutale assassinio di Marielle Franco, trentottenne consigliera comunale attivista per i diritti umani, uccisa a Rio de Janeiro in quei giorni. Non è semplicemente una delle tante vittime della violenza dilagante: nella sua persona si concentrano le figure sociali oggetto di violenta repressione e discriminazione da parte della elite “bianca, ricca e razzista” che ha preso il potere dopo la destituzione di Dilma Roussef nel settembre 2016. Marielle era una donna nera, femminista, socialista, omosessuale, di una famiglia povera di una favela di Rio, e si batteva per i diritti delle persone che subivano la violenza istituzionale e la discriminazione del nuovo governo.

Le donne sono state le protagoniste del Forum di Bahia per presenza e ruolo nelle iniziative, a partire dalla marcia di apertura del forum, e per essere al centro delle rivendicazioni sociali e di reazione-resistenza al governo golpista, espresse nel logo “Resistere è creare, Resistere è trasformare”. L’assemblea delle donne è stata l’unica iniziativa davvero generale di tutto il forum, in protesta e lutto per l’omicidio di Marielle, ma ha anche sviluppato una agenda di discussione per il futuro. Visibile lo sforzo di una sintesi e di una comunicazione intergenerazionale, con un momento emotivamente molto forte nell’intervento di una delle “madri di plaza de Mayo”.

Lula e la solidarietà internazionale a difesa della sua candidabilità alle prossime elezioni, e le lotte contro l’agenda iperliberista e di attacco ai diritti sociali e del lavoro del governo Temer, sono state l’altra faccia di questo forum brasiliano. Il Brasile non era solo la nazione ospitante ma è stato il contesto sociale e politico di riferimento delle iniziative del forum. Dalle questioni sociali a quelle ambientali, dalla riforma del lavoro alla difesa dei servizi pubblici, dalla questione indigena alla dignità e diritti della popolazione nera (black lives matter) al centro della discussione c’erano le vicende e i movimenti brasiliani. Brasiliani erano la stragrande maggioranza dei partecipanti.

Nella manifestazione di apertura, lo slogan più urlato, da un capo all’altro del corteo, è stato “fora (via) Temer”, attuale capo del governo. Lo striscione della Cgil era uno dei pochi portati in corteo da organizzazioni internazionali, e relativamente consistente possiamo considerare la presenza di sindacati europei e delle due Americhe, invitati dalla Cut per il lancio del comitato internazionale di solidarietà a Lula. Oltre alla Cgil e alla Fiom c’erano delegazioni sindacali da Spagna, Francia, Belgio, Canada, Usa, Messico, Argentina, Uruguay, Sud Africa, Nigeria.

La Cut ha allestito una sua tenda dove si sono svolte le varie attività del suo programma, con l’eccezione dell’incontro con Lula, organizzato in uno stadio alla periferia di Bahia. Alla tenda Cut si è tenuto il seminario internazionale sul “Futuro del Lavoro”, con l’obiettivo di mettere a fuoco le trasformazioni indotte dalla rivoluzione tecnologica e dalle innovazioni di “industria 4.0”, analizzandone l’impatto sull’occupazione e sulla trasformazione del lavoro.

La giornata del 15 marzo è stata quella di Lula. La mattina, presente l’ex presidente Dilma Roussef, c’è stato il lancio del Comitato internazionale di solidarietà al presidente Lula e per la democrazia in Brasile, con cui si intende promuovere una azione internazionale per sostenere la piena democraticità delle prossime elezioni, garantendo la possibilità di partecipazione a tutti i candidati (Lula incluso). La sera, allo stadio di Ipitanga, c’è stato il previsto bagno di folla per Lula, con una presenza di circa seimila persone, al di sotto delle aspettative.

Si potrà discutere a lungo se il Wsf di Bahia segni la fine del forum come lo abbiamo conosciuto, un’arena per i movimenti sociali di tutto il mondo e una palestra di pensiero critico in cui costruire dal basso le alternative possibili e necessarie. Oppure si può valutare il forum come una ben riuscita iniziativa del movimento popolare brasiliano che cerca di resistere alla restaurazione borghese che ha deposto il presidente eletto Dilma Roussef e sta demolendo la legislazione sociale e del lavoro.

L’aria che soffia in Brasile è pesante e il fascismo è di nuovo una opzione in campo, apertamente richiamata o minacciata. Il processo a Lula è un processo politico, a prescindere dalle specifiche responsabilità giudiziarie. Un processo politico che vuole restaurare un dominio reazionario in Brasile e che, con sfumature diverse, vediamo avanzare in quasi tutta l’America Latina. Ci chiama ad una risposta di solidarietà e di lotta per difendere la democrazia e combattere il risorgente fascismo in Brasile, in America Latina, in Europa.


 

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