Franco Blandi, “Francesca Serio. La madre”, Navarra Editore in Palermo, pagine 270, 15 euro.  

Di nuova pubblicazione e atteso nella storia delle donne, il libro sulla vita di Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, sindacalista assassinato dalla mafia nel 1955 a Sciara in provincia di Palermo.

In questo trentennio le figure di donne e madri-coraggio contro la mafia sono state una decina, molte delle quali concentrate negli ultimi anni, a partire da Francesca Serio e da Serafina Battaglia provenienti dalla storia bracciantile dei Nebrodi, fino ad arrivare a Felicia Impastato e a Lea Garofalo.

L’autore Franco Blandi, studioso a carattere storico e sociologico del territorio, presenta ora una “storia di vita”, un racconto organizzato fra il diario personale e la cronaca - dettato in prima persona dalla protagonista - nel genere sociologico e letterario che ha avuto vasta produzione specie nel campo delle lotte popolari e dell’antimafia.

La microstoria, infatti, si svolge nella cruciale situazione iniziale del rapporto mafia-politica nella storia regionale e nazionale, perché non si tratta di esperienze intimistiche personali della protagonista Francesca Serio, quanto piuttosto del percorso della sua intera microrelazione sociale nella provincia palermitana, attraverso la quale è possibile leggere, come fosse concentrata in pillola, l’intera società siciliana nel preciso periodo storico che va dal 1923 al 1992. Dunque una storia esemplare.

L’autore rivive con Francesca, libera da sentimentalismi, una storia composta di fatti e di ragionamenti in tutta la loro pienezza, delinea una figura di umana solidità che attraversa l’evoluzione socio-economica e politica siciliana dal contesto feudale della migrazione dai galatesi De Spuches ai Notarbartolo di Sciara, dall’affrancarsi insieme al figlio dalla servitù analfabeta imposta nella prima repubblica dal potere democristiano colluso, connivente e contiguo con la mafia, alle aule di giustizia.

Francesca è una madre bracciante che lavora tanto duramente da poter chiedere la stessa paga degli uomini; migrante, sa inserirsi a Sciara con rispetto e da madre si impegna nella fatica dei viaggi per inseguire nella penisola la giustizia dei tribunali. Con l’arrivo della coscienza sindacale e della ribellione del figlio assassinato, si leggono altre evoluzioni, quali dal dialetto alla cronaca in lingua degli atti giudiziari, e dall’etica della sopportazione tipica dei migranti senza diritti alla consapevolezza dei diritti alla giustizia civile, perché si scopre che i mafiosi sono i veri nemici del popolo.

Si passa anche da un ambiente arcadico pastorale alla conoscenza del diritto, e al rispetto delle leggi sul lavoro e sulla terra (la legge Gullo del 1945 stabiliva la concessione ai contadini delle terre incolte, la modifica dei contratti agrari, le procedure dello scioglimento degli usi civici e la quotizzazione dei demani), soppressi però nella tragicità dell’omicidio di mafia e ricercati nella catarsi del rito penale. L’ansia quotidiana della ricerca di cibo e delle giaculatorie propiziatrici, avviluppata al sostegno della famiglia patriarcale, fa da sfondo concreto alla sopravvivenza.

Il lettore incontra un’enciclopedia di sindacalisti e politici d’alto rango della sinistra siciliana, e una teoria di personaggi dell’epoca (anche Pertini e Napolitano) che affiancano Francesca con modi d’affettuosità parentale. Le alterne vicende giudiziarie dell’omicidio Carnevale, rimaste irrisolte dal 1955 fino a oggi (la cosiddetta trattativa Stato-mafia) fanno della Giustizia il terzo personaggio del libro, insieme a Francesca Serio e al figlio Salvatore Carnevale, gente comune e di buon cuore, che nulla hanno di eroico prima e dopo l’assassinio, se non la salvaguardia della dignità propria e dei compagni.

E’ nostro dovere far risalire a figure come questa di Francesca Serio la nostra cultura delle origini, quella del diritto da difendere che non è mai conquistato definitivamente, lo stesso che nel mondo globale liquido e caotico rappresenta la luce di principi contenitori di diritti umani e di civiltà.

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