Una campagna per dare maggiori tutele ai lavoratori stagionali. Sui social, ma soprattutto a diretto contatto con i luoghi di lavoro: dalle spiagge alle città d’arte.  

Con l’estate alle porte il turismo riprende quota. Stando ai numeri, sarebbe il settore economico del nostro paese più vicino all’uscita dalla crisi. Ma si tratta di un settore in cui la precarietà e l’attacco ai diritti del lavoro hanno prodotto e producono forme di sfruttamento e di violazione contrattuale molto diffuse.

È una situazione che si ripete negli anni, ad ogni stagione, anche in quelle aree in cui il sindacato ha lavorato di più per la destagionalizzazione, per dare stabilità al lavoro. C’è evidentemente una responsabilità delle imprese, in un paese in cui ancora non si vuol capire che il lavoro è centrale, e lo è per ogni settore. Nel turismo, forse, questa importanza è ancora maggiore, perché il lavoro qualifica l’offerta. I lavoratori sono i primi “ambasciatori” del turismo nei confronti degli utenti, tanto più di quelli stranieri in visita nel nostro paese. Quindi non mettere al centro il lavoro e le sue norme significa, al di là della facile propaganda, non aver realmente compreso che il turismo può rappresentare una grande risorsa, ancora sottoutilizzata, per rimettere al centro la dignità e la qualità dei lavoratori, e quindi dei “servizi” offerti e dell’immagine stessa del paese.

Si preferisce, invece, praticare ancora l’idea che il lavoro turistico sia un impiego mordi e fuggi, che possa giustificare retribuzioni spesso in grigio o in nero, con forme contrattuali che non rispettano il contratto nazionale di lavoro. È una logica sbagliata, basata sul risparmio immediato e il non riconoscimento della giusta dimensione del lavoro.

Eppure le regole per tutelare il lavoro stagionale in Italia esistono, quindi quello dello sfruttamento selvaggio è un problema soprattutto di scelte e responsabilità delle aziende, e di mancanza di controlli da parte delle autorità pubbliche. Ne è eloquente testimonianza il numero di vertenze per i mancati pagamenti, per gli orari eccessivi e i riposi negati, con cui ogni anno si chiude la stagione turistica.

Nel turismo inoltre si registra spesso una scarsa consapevolezza dei propri diritti. I lavoratori a volte non conoscono il proprio contratto. C’è bisogno di una sorta di rialfabetizzazione costante a partire dai giovani, che magari svolgono l’attività stagionale durante la pausa nel percorso scolastico. C’è sicuramente una scarsa consapevolezza dell’esistenza di norme e regole, a partire dai contratti nazionali di lavoro, e quindi anche dei propri diritti e dei propri doveri.

Di qui nasce l’idea della campagna di informazione e comunicazione della Filcams Cgil “Non c’è turismo senza tutele”, per informare i lavoratori sulle tutele a cui devono poter avere accesso, con una pagina dedicata sul sito del sindacato. La Filcams diffonderà la campagna utilizzando tutti gli strumenti possibili, ma mantenendo un punto saldo: sarà lì dove i lavoratori passeranno la stagione a lavorare: sulle spiagge, nelle città d’arte e nelle sedi sindacali, che non chiuderanno durante il periodo estivo.

Al termine della stagione, poi, la Filcams sarà con le lavoratrici e i lavoratori, per dare loro tutte le informazioni anche sui diritti di precedenza, per controllare le buste paga e la loro esperienza lavorativa. Sarà una campagna social, ma sarà anche, com’è nella storia della nostra organizzazione, una campagna che vedrà la Filcams nei luoghi di lavoro.

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