A Bruxelles c’è stato un “vertice informale” Ue sul tema dei migranti, senza il cosiddetto gruppo di Visegrad - Polonia, Ungheria, Cèchia e Slovacchia – che ha boicottato l’iniziativa perché non intende accogliere alcun essere umano. Già questo fatto annuncia il risultato negativo del Consiglio europeo di fine giugno, quando i 27 paesi dell’Unione europea cercheranno un’azione politica comune che in teoria dovrebbe essere scontata, in un’area vastissima con oltre 400 milioni di abitanti.

Nel mentre nel Mediterraneo si consumano quotidianamente drammi e tragedia. Con le navi delle ong che raccolgono i migranti per evitare che muoiano in mare, non sempre con successo. Con le singole nazioni Ue che si rimpallano le responsabilità della prima accoglienza, e del conseguente smistamento fra tutti i partner europei. Con l’Italia, che per anni con la Spagna ha gestito i flussi in solitudine, e che ora vuol bloccare i porti d’attracco.

Le destre europee motivano i propri elettori assicurando il ritorno dei confini nazionali. Le “sinistre di governo” hanno cercato un rimedio pagando, con i soldi Ue, i governi di Libia e Turchia, perché allestiscano sui loro territori dei “centri di raccolta”: prigioni a cielo aperto, inferni in terra dove le violenze e gli abusi la fanno da padrone.

“C’è la falsa illusione – tira le somme Marco Revelli - che ripristinando i confini possa ritornare il welfare di un tempo, le garanzie, i diritti sociali. E c’è l’idea che i migranti siano lo strumento occulto di un qualche piano del capitale per sfondare il potere d’acquisto e la forza negoziale dei lavoratori nostrani. Ignorando che quello si chiamava, non per nulla, ‘esercito industriale’. Appartenente cioè a un’altra era geologica, prima che si affermasse il finanz-capitalismo, che lavora e comanda appunto non con i corpi ma col denaro”.

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