Intervista ad Argyris Panagopoulos, giornalista di Hayth (L’Alba), il giornale di Syriza, e membro del dipartimento per le politiche europee del partito. 

Con la chiusura del commissariamento e il ritorno della sovranità finanziaria, la Grecia ha raggiunto un obiettivo importante che le consente di ottenere un prestito da parte della Ue, e di dire addio, almeno per il momento, al controllo asfissiante della troika. Ma a che prezzo è stato raggiunto tutto questo, e quali vantaggi ha ottenuto la popolazione dopo quattro anni di governo Tsipras, leader della coalizione di sinistra Syriza? Lo abbiamo chiesto ad Argyris Panagopoulos, giornalista di Hayth (L’Alba), il giornale di Syriza, e membro del dipartimento per le politiche europee del partito.

“Voglio precisare – premette Argyris – che la vera fine del commissariamento arriverà ad agosto, il mese prossimo, quando avranno termine i tre anni del memorandum. Noi intanto abbiamo ottenuto una grande vittoria che riguarda in particolare il debito. Però dobbiamo fare un passo indietro per ripercorrere fin dall’inizio che cosa è successo in Grecia”.

Dunque partiamo dal 2015.
“Nel luglio di quell’anno ci hanno messo una pistola alla tempia perché volevano far fuori l’unico governo di sinistra in Europa. E il messaggio che volevano far passare è che non c’era altro rimedio all’austerità. Per questo abbiamo deciso di sottoporre a referendum l’accordo che proponeva Juncker, e lo abbiamo vinto senza rifiutare l’eurozona o l’euro. Qquando abbiamo firmato il memorandum abbiamo ottenuto delle cose molto importanti”.

Quali?
“Intanto il patto era che, a fronte della nostra firma, si doveva aprire una soluzione per il debito. Una cosa che fece sorridere in tanti allora. L’altro punto riguardava le relazioni lavorative, che per noi fin dall’inizio erano un caposaldo. Nel 2015 i nostri interlocutori avrebbero voluto fare piazza pulita dei diritti dei lavoratori, già colpiti duramente dai memorandum precedenti. Noi su questo punto siamo riusciti a tenere alta la testa. L’altro punto importante per noi era che quell’accordo doveva avere un inizio e una fine. A differenza di quello che voleva Juncker, secondo il quale l’intesa doveva prevedere una catena perpetua di memorandum e di commissariamenti, praticamente all’infinito. Invece firmammo un‘intesa che partiva con una data e finiva con un’altra. Appunto l’agosto del 2018”.

Tuttavia dei compromessi li avete fatti…
“Loro ci hanno costretto a inserire molte misure che erano al di fuori dei nostri programmi, e certamente quello che siamo stati costretti a fare non è esattamente una politica di sinistra. Tuttavia siamo riusciti a rimettere l’economia del paese in ordine, le finanze in ordine. Abbiamo combattuto l’evasione fiscale e la corruzione, e così abbiamo evitato di effettuare tagli ancora più pesanti, che avrebbero colpito la popolazione. Questo ci ha consentito di vincere le elezioni del settembre 2015, e di limitare le proteste che posso definire inconsistenti, pilotate soprattutto dal Kke, il partito comunista di Grecia. La gente ha capito insomma che di fronte non aveva un governo di Nuova Democrazia o del Pasok, che avrebbe fatto pagare ai più deboli i problemi del paese”.

Per entrare nel dettaglio, quali sono gli scogli più duri che avete dovuto superare?
“Uno di questi era il fisco, troppo pesante per le tasche dei greci. Poi abbiamo evitato di svendere il nostro paese, bilanciando le entrate provenienti dalle privatizzazioni con le risorse provenienti dal surplus maturato dall’andamento positivo dell’economia. Così praticamente non abbiamo fatto nuove privatizzazioni, e abbiamo ricontrattato tutte quelle realizzate precedentemente: gli aeroporti, i porti, le ferrovie. Queste ultime erano state praticamente regalate ai giapponesi, anche lì abbiamo fatto una battaglia, e le abbiamo vendute alla fine agli italiani di Trenitalia. Sottolineo questo aspetto perché, quando siamo andati al governo, l’accordo era che non potevamo toccare nulla perché avremmo pagato delle penali, come nel caso del porto del Pireo venduto ai cinesi, e i soldi non li avevamo. Invece abbiamo bloccato dei vecchi contratti e firmato di nuovi, come nel caso del vecchio aeroporto ellenico che avevano svenduto per 200 milioni, e siamo riusciti ad ottenere invece setto-otto miliardi. Siamo poi riusciti ad organizzare un programma parallelo”.

Di che si tratta?
“Riguarda il sostegno alle persone colpite dalla crisi. Abbiamo dato brutte sorprese ai sostenitori delle politiche di austerità in Europa. Abbiamo garantito a due milioni e mezzo di greci la possibilità di curarsi, e cancellato i debiti che avevano contratto con lo Stato per l’impossibilità, appunto, di pagare le cure agli ospedali. Tutte misure unilaterali, che hanno fatto andare su tutte le furie le istituzioni europee, e che abbiamo potuto realizzare con i surplus di bilancio, attuando una politica di redistribuzione per un totale di due miliardi di euro. Una delle prime leggi che abbiamo approvato garantiva, attraverso una tessera, cibo e sostentamento alle persone in difficoltà, e poi anche acqua ed elettricità. Solo nell’Attica abbiamo aiutato 60mila persone che vivevano al buio. Anche nelle scuole siamo riusciti a garantire un pasto caldo al giorno. Ora in Grecia non ci sono più bambini che svengono durante le lezioni perché non si alimentano bene. Aggiungo che tutti questi programmi sono stati realizzati in un paese fallito. E sulla carta siamo ancora in questa situazione”.

Siete riusciti a diminuire la disoccupazione?
“Sì, del 7%. E speriamo che l’anno prossimo diminuisca ancora del 3%, perché l’economia va a gonfie vele”.

Invece per quanto riguarda i contratti di lavoro?
“Con la scadenza ad agosto del memorandum viene ripristinata in Grecia la contrattazione collettiva. Questo obiettivo lo abbiamo raggiunto da soli, trattando duramente con i creditori e senza avere il minimo sostegno dei sindacati greci, che su queste questioni importanti sono stati completamente assenti. Per di più, subito dopo la fine del memorandum ad agosto, avremo in due anni altrettanti aumenti degli stipendi minimi. Contemporaneamente abbiamo combattuto moltissimo il lavoro nero non dichiarato. Con la nuova legge che abbiamo approvato, gli imprenditori se assumono regolarmente le persone che lavoravano in nero possono evitare di pagare una parte della multa”.

Tanti sforzi, che però non avrebbero premiato Syriza, almeno a leggere i sondaggi che danno nettamente in testa Nuova Democrazia.
“Bisogna dire prima di tutto che la società greca è ancora sotto shock per quello che è successo. Tenendo dunque presente questo aspetto voglio ricordare che i sondaggi, quando abbiamo stravinto con il 35%, ci davano invece per sconfitti. Anche con il referendum le previsioni davano un testa a testa tra i due schieramenti, invece sappiamo come è andata. Crediamo che, nella situazione attuale, per Nuova Democrazia e per il Pasok non ci siano le condizioni per un aumento dei consensi. Una gran parte di coloro che ci hanno votato sta osservando quello che sta succedendo nel paese, in attesa di vedere che cosa faremo noi, e hanno comunque paura dei vecchi partiti. La destra per esempio vorrebbe chiudere la televisione pubblica, e dare il via a massicci licenziamenti nel settore pubblico. Io sono molto ottimista e penso che Syriza vincerà nettamente, considerando che abbiamo ancora un anno davanti, con nuovi obiettivi da raggiungere”.

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