Nell’Italia appena unificata i segretari comunali c’erano già. Una figura importante, pari a quella dei consiglieri, degli assessori e dello stesso sindaco. Non eletti, ma inviati dal ministero dell’interno per segnare il legame fra lo Stato centrale e le cento città del paese. Il segretario comunale controlla che tutta la vita amministrativa dei comuni scorra secondo le regole. Un compito delicato, complesso, non facile, che può esporlo anche a pressioni, minacce, vere e proprie intimidazioni.

A Marina Inches stavano per spedire una busta con un proiettile, bloccata solo per lo scrupolo di un postino. Dentro la missiva anche un messaggio, chiaro: ‘Stai zitta’. Ma cosa ha fatto di male Inches? “Il mio lavoro di segretario comunale, solo quello”, racconta l’ormai ex segretario di Anzio, che oggi svolge le sue funzioni ad Ardea. “La storia è finita sui giornali a ottobre, ma risaliva a due mesi prima, ad agosto - spiega - fortunatamente il portalettere dell’ufficio postale di Pomezia si è accorto che qualcosa non andava, la busta non era affrancata, sembrava strana. Dentro infatti c’era un proiettile. Allarmato, si è rivolto ai carabinieri, che hanno aperto un’indagine”.

In questi anni si sono registrate altre vicende del genere nella città neroniana. “Il fatto è rimasto inizialmente riservato perché le indagini sono ancora in corso - precisa Inches - certo è che stiamo parlando di zone difficili, territori dove la criminalità è piuttosto alta. E il nostro ruolo, che è quello di controllo degli atti amministrativi, è molto esposto”.

Alla delicatezza del lavoro di segretario comunale, si aggiunge il problema di una riforma fatta a metà, che ha lasciato ancora più soli Inches e i suoi colleghi. “Bisogna cambiare la nostra attuale situazione lavorativa. All’abrogazione dell’agenzia dei segretari comunali, prevista nelle pieghe della legge Bassanini, non è seguito il passaggio amministrativo che ci dovrebbe vedere in relazione diretta con il ministro dell’interno. Il commissariamento dell’agenzia impedisce di superare questo ostacolo. Eppure avremmo bisogno di un riferimento diretto con il Viminale, come accadeva prima del ‘97. Siamo 3.500 in tutto il paese, disseminati in municipi grandi e piccoli, ci sarebbe bisogno di un’attività di coordinamento, che purtroppo non c’è”.

I segretari comunali sono pubblici ufficiali, e così come altre carriere, da quella diplomatica a quella in magistratura, ci si accede con un concorso ad hoc. Proprio per il loro ruolo di controllo possono finire in prima linea. “Quello che mi ha dato più noia della lettera - sottolinea Inches - è che le minacce erano rivolte direttamente a me e solo a me. ‘Stai zitta’, insomma fatti i fatti tuoi, non mettere il becco in vicende che non ti riguardano. Io posso anche arricciare il pelo per sembrare più grossa e forte, come fanno i gatti. Ma il problema vero è che l’isolamento ci rende più deboli. Hanno abrogato l’agenzia sei anni fa e ancora manca il percorso amministrativo alternativo. Il giurista Cassese, recentemente intervistato, ha giustamente osservato che tutti i funzionari dello Stato hanno bisogno di rapporti di ‘dipendenza funzionale’”. Vuol dire che deve esserci un coordinamento e una struttura che sovrintende al loro operato. Senza quella, i segretari sono finiti in un limbo che li porta anche a correre dei rischi personali, come dimostra il caso di Marina Inches.

Da iscritta alla Funzione pubblica Cgil, la diretta interessata osserva che i continui tagli al settore della pubblica amministrazione stanno penalizzando anche la formazione, che invece è importantissima, essenziale. “Solo per fare un esempio, nel mio ufficio ad Ardea ho a disposizione solo due collaboratori, mentre nella mia precedente esperienza ne avevo cinque. Ormai quasi tutti i Comuni italiani sono diventati realtà complesse. E noi siamo come i pompieri che vengono chiamati quando divampano gli incendi: finiamo in prima linea a cercare di spegnerli. È complicato assicurare la legalità nei percorsi amministrativi se non puoi nemmeno programmare il tuo lavoro perché manca il personale. Quando il mare è in tempesta, chi tiene il timone deve essere forte. Ma non è affatto facile”.

Appena insediata, la nuova amministrazione comunale di Ardea ha dovuto dichiarare il dissesto, per gravi, oggettive difficoltà di bilancio. “Per far capire la situazione – racconta ancora Inches - il vecchio comandante della polizia municipale ha lasciato l’incarico, e l’interim è passato alla sottoscritta”. La precarietà che contraddistingue l’attività dei segretari comunali li ha portati ad autorganizzarsi. “Ci confrontiamo in autonomia contattandoci su whatsapp, ma è evidente che tutto questo non può bastare”.

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