Terremoti, alluvioni, incendi, tempeste ed esplosioni descrivono la quotidianità con cui gli uomini e le donne del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco si confrontano quotidianamente, in una specie di “guerra” combattuta spesso senza i giusti strumenti e le necessarie strategie.

La fragilità di un territorio colpito da continue catastrofi, e un sistema economico e industriale in forte difficoltà, suggerirebbero maggiore attenzione e un’organizzazione del soccorso opportunamente dimensionata, capace di affrontare e gestire con ordine e tempestività questi eventi, attraverso strutture operative in grado di coordinare in maniera univoca i tanti enti e associazioni necessari per affrontare situazioni di emergenza così complesse.

La realtà purtroppo è ben diversa, e la dualità fra Protezione civile e Corpo nazionale genera una frammentazione e confusione di ruoli che producono uno strutturale sperpero di risorse, sia economiche che umane, a scapito di un “Servizio di soccorso tecnico urgente professionale” che, al contrario, dovrebbe fare della snellezza organizzativa, della autonomia di gestione, e della unicità di comando, i suoi tratti distintivi.

Nulla avviene per caso. Le scelte politiche operate negli ultimi venti anni, in assoluta continuità fra i vari governi, hanno minato alla base i concetti di un “Servizio di soccorso tecnico urgente” avanzato, innovativo e integrato, che guardi esclusivamente al bene e alla sicurezza della collettività, gratificando e riconoscendo la reale professionalità quotidianamente messa in campo dai Vigili del Fuoco.

Le continue riforme elaborate dalla sola “mano politica”, con il beneplacito di un’amministrazione dei Vigili del Fuoco estremamente debole, oltre a peggiorare un quadro organizzativo generale hanno profondamente penalizzato tutto il personale dei Vigili del Fuoco, sia sotto il profilo economico che funzionale. La scellerata scelta operata nel 2005 di ricondurre il Corpo nazionale in un sistema di contrattazione pubblicistico, limitando fortemente il potere contrattuale dei sindacati, ha aperto la strada al controllo prefettizio, e quindi alla politica, libera oggi di legiferare senza ostacoli anche in ambiti tecnici, producendo profondi danni sotto il profilo funzionale.

I principi di piena autonomia gestionale e finanziaria, e di completa contrattualizzazione del rapporto di lavoro, sono stati da sempre i temi primari su cui la Cgil e il Coordinamento Vigili del Fuoco hanno improntato le rivendicazioni degli ultimi anni, nel tentativo di ridare dignità al personale, liberando nel contempo il Corpo nazionale dall’insopportabile e dannosa ingerenza politica.

La rivendicazione di un vertice unico che provenga dalla carriera tecnica, e non da quella prefettizia, a capo di un’organizzazione prettamente tecnica come i Vigili del Fuoco, è solo una delle proposte per rispondere a una delle tante storture che andrebbero urgentemente sanate. Anche la vertenza aperta con l’attuale governo si ispira a tali principi: il riordino recentemente approvato non ha dato risposte alle aspettative del personale, fortemente condizionato da interessi spesso di parte.

Nel frattempo il corpo Nazionale arranca, sfiancato da una carenza organica che mette in seria difficoltà la garanzia di un servizio di soccorso efficiente e tempestivo, sfiancato da un invecchiamento del personale con un’età media alla soglia dei cinquanta anni. Problemi che non si risolvono anticipando le assunzioni previste per i prossimi cinque anni, o stabilizzando e assumendo personale volontario con cinquanta o più anni di età, ma attraverso un serio piano di investimenti, per raggiungere l’obbiettivo di un moderno “Sistema di soccorso tecnico urgente integrato”.

Dal “governo del cambiamento” ci saremmo aspettati maggiori attenzioni, oltre alle solite pacche sulle spalle e selfie indossando la nostra divisa. Dopo gli annunci roboanti e le tante parole, mancano ancora oggi le risorse necessarie per rinnovare i contratti e portare le retribuzioni dei lavoratori agli standard europei. I Vigili del Fuoco rimangono ancora senza tutele in caso di infortuni, non essendo inseriti nel sistema assicurativo Inail, e la previdenza complementare per le nuove generazioni rimane un miraggio.

Nel frattempo però la cronaca ci racconta drammaticamente che nei Vigili del Fuoco si continua a morire di lavoro, e questo non possiamo accettarlo! La professionalità, l’abnegazione, la passione di tutto il personale Vigile del Fuoco non è in discussione. Chi ha responsabilità di governo del paese passi subito dalle parole ai fatti.

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