Sirti, uniti nella lotta contro 833 licenziamenti - di Frida Nacinovich

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Appena passata, ha già fatto storia. La ‘settimana della lotta’ dei lavoratori Sirti ha percorso l’intera penisola, da Catania fino alla sede principale dell’azienda a Milano, passando per Bari, Roma e Treviso, come un’onda del mare, che cresce man mano che si avvicina alla spiaggia. Cinque manifestazioni per respingere 833 licenziamenti - un numero enorme, pari al 23% dei 3.692 addetti - in una realtà produttiva che fa parte a pieno titolo della migliore tradizione industriale italiana.

Specializzata nella progettazione, realizzazione e manutenzione delle reti di telecomunicazione in rame e fibra ottica, Sirti fu fondata da Bruni Tedeschi e Pirelli nel 1921. Gli esuberi annunciati il 14 febbraio scorso - un San Valentino senza amore per il lavoro - riguardano ogni reparto, nessuno è escluso. Una doccia gelata, piovuta addosso ai lavoratori dei 30 siti industriali della società, controllata dall’agosto 2016 dal fondo d’investimento statunitense Kkr/Pillarston-Italy .

“Siamo di fronte ad una politica di appalti al ribasso - spiega Mauro Vagnozzi - che ha penalizzato le realtà strutturate, rispettose delle regole e della sicurezza sul lavoro, a vantaggio di piccole imprese improvvisate. Sirti ha fatto un uso massiccio di subappalti, sostenendo che era l’unico modo per abbattere i costi e conseguire margine economico sufficiente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, dopo i subappalti sono arrivati anche i licenziamenti”.

Il combattivo Vagnozzi, delegato romano della Rsu Sirti, iscritto alla Fiom Cgil, nella ‘settimana della lotta’ si è fatto sentire, forte e chiaro. “Non vogliono lavoratori, vogliono schiavi del terzo millennio. Si manda via chi ha conquistato diritti e tutele che dovrebbero essere per tutti, e si assume chi è ricattato dal gobs act”. Giovani e sempreverdi uniti nella lotta, come nei film di Ken Loach.

Dalla sua Vagnozzi ha l’esperienza, di lavoro e di vertenze. “Sono entrato in Sirti nel lontano 1987. Guardando alla nostra storia si potrebbe scriverne una parallela, che racconta le fallimentari politiche industriali italiane degli ultimi trent’anni”. Comprese quelle delle telecomunicazioni, originate dallo sciagurato progetto di ‘liberalizzazione’ della vecchia Sip, nel ‘96-‘97, diventata Telecom e poi contesa, a debito, da questo o quel gruppo di potere. “Subito dopo, all’alba di questo secolo, c’è stata la sbornia delle delocalizzazioni - aggiunge Vagnozzi - ma una rete telefonica non si può certo delocalizzare. Allora per tagliare sul costo del lavoro si sono inventati i subappalti. Dal governo Craxi in poi, Sirti ha utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali possibili immaginabili. Abbiamo fatto talmente tante proteste che quasi non le ricordo tutte. Nel 2009 bloccammo via del Muro Torto, sotto la sede di Telecom Italia, mandando in tilt il traffico di Roma. Ti faccio un altro esempio: nel novembre 2016, a Perugia, riuscimmo a respingere i sabati in straordinario obbligatori con la nostra lotta, richiesti ai lavoratori in missione di lunga trasferta, che di fatto venivano ‘sequestrati’ all’interno dei cantieri a 600 km da casa. Abbiamo anche scioperato, per sostenere le lotte dei giovani precari di Sirti, che per ovvi motivi erano in difficoltà a incrociare le braccia. A loro dicevamo di mettersi in ferie per evitare il licenziamento, anche se avrebbero voluto manifestare. Pensavamo noi a farci sentire con l’azienda”. Solidarietà operaia.

In questa dura vertenza, per il momento, il management di Sirti ha sentito poche ragioni: 250 esuberi in Lombardia, 150 in Campania, 100 in Puglia, oltre 130 nel centro Italia e in Sardegna, un centinaio nel Triveneto, Emilia Romagna e Marche, un altro centinaio fra Calabria e Sicilia. “A questo punto - osserva Vagnozzi - proprio non si capisce quali siano le straordinarie capacità gestionali del fondo di investimento statunitense, arrivato due anni fa sul ponte di comando con la fanfara e la benedizione dell’allora premier Renzi”.

L’azienda è strutturata in quattro comparti: il settore trasporti su rotaia, il settore energia, il settore dell’I.T. e quello delle Telco Operation (manifatturiero tradizionale, il più colpito dai licenziamenti). Vagnozzi è un ‘giuntista’, si occupa di cavi a fibra ottica. “Dicono che costiamo troppo. Ci paragonano a dei chirurghi. E cercano di metterci in competizione con giovani operai delle ditte in subappalto, che non hanno diritti contrattuali, sono retribuiti con mesi di ritardo, lavorano in condizioni di totale insicurezza, senza un minimo dispositivo di protezione individuale come le scarpe antinfortunistiche e i guanti, che ogni azienda dovrebbe fornire. Ne ho incontrati molti in questi anni: a un operaio che stava facendo il ripristino dell’asfalto senza guanti, regalai i miei. Il benessere ci divide, le difficoltà e le lotte ci uniscono. Nell’ultimo confronto Sirti si è detta molto colpita dalla nostra mobilitazione e disponibile a cercare una soluzione condivisa - conclude Vagnozzi – ma per noi la parola d’ordine è, e resterà: esuberi zero! Non uno di meno”.

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